SORPRESA
E' arrivato il libro "Frammenti emozionali" (poesia a più mani...a più cuori) di Carla Colombo e Autori vari - II edizione edizioni eb-etabeta, a cui ho partecipato con poesie e immagini.
La donna operosa ha sempre molto..tempo libero (proverbio trentino)
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martedì 12 maggio 2020
lunedì 13 gennaio 2020
Libri...(mia poesia)
Libri on line.
Ebook.
Tecnologia nuova.
Libri nuovi, però, impregnati dell'odore di stampa!
Sfogliarli subito/
ed assaporarne la lettura fin dalle prime frasi.
Leggere accuratamente i risvolti di copertina.
Libri ingialliti, odoranti di vissuto.
Fascinosi anche quelli antichi/
come il libro di anatomia/
e della cura delle malattie/
appartenuto al prozio materno/
tal Don Domenico.
Copertina cartonata nera.
Immaginare che lui l'abbia consultato molteplici volte.
Sullo scrittoio, in cucina, nel tinello/
magari poi riposto nella libreria in radica o momentaneamente adagiato sul comodino.
Datato 1891/
testo di studio degli anni trascorsi in seminario/
Nei primi del secolo Novecento.
I libri cartacei sono come degli gnomi, dei folletti.
Allineati.
Hanno un loro vissuto.
Diversi tra loro ma con un'anima.
(Arianna Marangonzin)
Foto d'epoca - Librai a Parigi
sabato 9 novembre 2019
Immagini d'autunno di Giovanna Grazian
Immagini d’autunno di Giovanna Grazian
E’ autunno ormai inoltrato. Un autunno anomalo: i segnali che annunciano l'inverno non si notano al mattino, quando solitamente l’abituale brezza fa sbattere porte e finestre appena si aprono per il breve giro d’aria.
E’ tutto tranquillo: la temperatura è mite, le foglie che cadono però aumentano e il selciato ne contiene un tappeto di tutti i colori, dal giallo oro al marrone testa di moro, molte sono rosse bordeaux, del colore del mosto e delle vinacce.
Un proverbio locale recita così: ’ Spassàr foje, bàtare le noxe e téndare le toxe xe laoro sprecà’, nel senso che è meglio aspettare che le foglie e le noci cadano tutte prima di raccoglierle, perché l’indomani l’operazione andrebbe ripetuta; in quanto alle figlie, anche se le controlli - se vogliono - trovano il momento per la scappatella.
Questa mattina l'aria è pulita più del solito; un breve temporale, anch’esso anomalo, ieri ha imperversato nella tarda mattinata nella fascia pedemontana sotto i monti Paù, Cengio e Summano.
Le campane instancabili battono il Mattutino; ho acceso la luce e la sveglia segna le sei e mezzo; ho contato più di trenta rintocchi.
Altri strani rintocchi, non collegabili ai soliti, mi lasciano senza risposte: forse sono per qualche Santo che merita di essere ricordato o per un avvenimento locale che sfugge alla mia memoria?
La dipartita terrena è annunciata con le campane a morto verso il mezzogiorno.
A Caltrano, fino a poco tempo fa, suonavano pure per ogni neonato che veniva registrato in Comune.
Dopo quattro cambi di domicilio, riscontro in questa casa due grandi pregi: le imposte rivolte al sorgere del sole assicurano una luce intensa per tutto il giorno; sono circondata da frutteti e orti davanti e dietro, tanto da avere la sensazione di essere capitata nel posto più rilassante; il verde mi circonda, il vivere convulso del traffico non lo percepisco: se guardo a nord la vegetazione fitta è nitida ed è visibile fin alle propaggini dell'altopiano.
Le campane sono sempre in azione con il battito deciso, ho l'impressione che qualche volta cambino l'intensità del suono, perché a seconda delle condizioni atmosferiche si sentono più o meno vicine.
Di sicuro, questo sarà per me l'ultimo domicilio, già sento la stagione che si sta avviando verso l'autunno della vita; fortunatamente il posto è il più consono: quiete e natura ideali per meditare.
Le campane di Caltrano sono a nord, separate dal fiume Astico, in linea d'aria trecento metri, quelle di Chiuppano sono più o meno alla stessa distanza, ma ad est.
E’ tutto un lavorio di competizione tra loro e io, nuova del posto, cerco di capire la provenienza dei vari rintocchi e di non confondere i vari suoni.
Ci sono stormi d’uccelli in gran movimento a interessare e a confondere il mio orecchio che mi segnala qualche deficit in arrivo...
Loro, sicuramente in fermento per la partenza, si richiamano, complottano il percorso e il capo pretende assoluta obbedienza e ascolto.
Ci sono tuttavia i ribelli, i ‘nati-liberi’ che sono sotto la mia finestra: saltellano e danzano in punta di zampa sulle foglie di ciliegio.
Devono avere un orecchio buono, perché ad ogni scricchiolio hanno uno scatto fulmineo e si spostano, sospettando pericoli in arrivo a destra e a manca.
E’ tutto un batter d’ali: le foglie gialle danzano leggere e loro si mettono in mezzo, quasi ad ostacolarne la caduta senza sosta; saltellano anch’essi leggeri cercando di fermare il carillon che sembra composto da ali gialle.
Mi chiedo se magari i passeri credano possa trattarsi di esseri viventi anziché di foglie.
Sto lì al davanzale parecchi minuti: ammutolita, osservo sbalordita, non fiato.
Ogni tanto una foglia si stacca, gira su se stessa, fa una piroetta e una giravolta e infine si arrende adagiandosi a terra.
Il capobanda continua a richiamare gli irriducibili fino a minacciarli, dà loro l’ultimatum e poi si farà il processo per intenzione d’abbandono...
Immagino che fra poco, quando l’ultima foglia smetterà di danzare, il frutteto sembrerà un camposanto d’inverno, abbandonato anche dal passero più stanco.
Noto che ci sono tante palline marrone attaccate al nespolo, un frutto dimenticato che nessuno più raccoglie e restano anche due cachi in cima alle punte della pianta ormai scheletrita.
Attaccata ai vetri noterò, se qualche merlo in preda alla fame si adatterà a beccarli, magari quando saranno spruzzati di polvere bianca, asciutta, farinosa e gelata.
Con la prima neve poserò sul davanzale un vecchio "panaro" di legno cosparso di briciole di pane e così mi assicurerò lo spettacolo di pettirossi e passeri tutte le mattine per la colazione e anche a pranzo e a cena, perché, senza vibrazioni e segnali di vita, la finestra perde lo smalto e la lucentezza.
Ci saranno lunghi mesi prima di rivedere il cielo a primavera ritornare variopinto d’alianti sopra di me e infinite specie d’uccelli ritorneranno ad animare e rallegrare con i loro canti il frutteto che ora riposa, le due altissime magnolie e la palma con le grandi foglie frastagliate che non riesce a crescere in altezza, mentre i due abeti fanno il girotondo e aspettano l’ora d’aria dei bambini del vicino asilo, per unirsi alle loro grida gioiose.
Immagini di una stagione mite, interrotte ieri dalla prima spruzzata di neve che ha smorzato i colori vivaci annunciando l’ultima stagione e ha spazzato via in un soffio la veste caratteristica dell'autunno.
E’ autunno ormai inoltrato. Un autunno anomalo: i segnali che annunciano l'inverno non si notano al mattino, quando solitamente l’abituale brezza fa sbattere porte e finestre appena si aprono per il breve giro d’aria.
E’ tutto tranquillo: la temperatura è mite, le foglie che cadono però aumentano e il selciato ne contiene un tappeto di tutti i colori, dal giallo oro al marrone testa di moro, molte sono rosse bordeaux, del colore del mosto e delle vinacce.
Un proverbio locale recita così: ’ Spassàr foje, bàtare le noxe e téndare le toxe xe laoro sprecà’, nel senso che è meglio aspettare che le foglie e le noci cadano tutte prima di raccoglierle, perché l’indomani l’operazione andrebbe ripetuta; in quanto alle figlie, anche se le controlli - se vogliono - trovano il momento per la scappatella.
Questa mattina l'aria è pulita più del solito; un breve temporale, anch’esso anomalo, ieri ha imperversato nella tarda mattinata nella fascia pedemontana sotto i monti Paù, Cengio e Summano.
Le campane instancabili battono il Mattutino; ho acceso la luce e la sveglia segna le sei e mezzo; ho contato più di trenta rintocchi.
Altri strani rintocchi, non collegabili ai soliti, mi lasciano senza risposte: forse sono per qualche Santo che merita di essere ricordato o per un avvenimento locale che sfugge alla mia memoria?
La dipartita terrena è annunciata con le campane a morto verso il mezzogiorno.
A Caltrano, fino a poco tempo fa, suonavano pure per ogni neonato che veniva registrato in Comune.
Dopo quattro cambi di domicilio, riscontro in questa casa due grandi pregi: le imposte rivolte al sorgere del sole assicurano una luce intensa per tutto il giorno; sono circondata da frutteti e orti davanti e dietro, tanto da avere la sensazione di essere capitata nel posto più rilassante; il verde mi circonda, il vivere convulso del traffico non lo percepisco: se guardo a nord la vegetazione fitta è nitida ed è visibile fin alle propaggini dell'altopiano.
Le campane sono sempre in azione con il battito deciso, ho l'impressione che qualche volta cambino l'intensità del suono, perché a seconda delle condizioni atmosferiche si sentono più o meno vicine.
Di sicuro, questo sarà per me l'ultimo domicilio, già sento la stagione che si sta avviando verso l'autunno della vita; fortunatamente il posto è il più consono: quiete e natura ideali per meditare.
Le campane di Caltrano sono a nord, separate dal fiume Astico, in linea d'aria trecento metri, quelle di Chiuppano sono più o meno alla stessa distanza, ma ad est.
E’ tutto un lavorio di competizione tra loro e io, nuova del posto, cerco di capire la provenienza dei vari rintocchi e di non confondere i vari suoni.
Ci sono stormi d’uccelli in gran movimento a interessare e a confondere il mio orecchio che mi segnala qualche deficit in arrivo...
Loro, sicuramente in fermento per la partenza, si richiamano, complottano il percorso e il capo pretende assoluta obbedienza e ascolto.
Ci sono tuttavia i ribelli, i ‘nati-liberi’ che sono sotto la mia finestra: saltellano e danzano in punta di zampa sulle foglie di ciliegio.
Devono avere un orecchio buono, perché ad ogni scricchiolio hanno uno scatto fulmineo e si spostano, sospettando pericoli in arrivo a destra e a manca.
E’ tutto un batter d’ali: le foglie gialle danzano leggere e loro si mettono in mezzo, quasi ad ostacolarne la caduta senza sosta; saltellano anch’essi leggeri cercando di fermare il carillon che sembra composto da ali gialle.
Mi chiedo se magari i passeri credano possa trattarsi di esseri viventi anziché di foglie.
Sto lì al davanzale parecchi minuti: ammutolita, osservo sbalordita, non fiato.
Ogni tanto una foglia si stacca, gira su se stessa, fa una piroetta e una giravolta e infine si arrende adagiandosi a terra.
Il capobanda continua a richiamare gli irriducibili fino a minacciarli, dà loro l’ultimatum e poi si farà il processo per intenzione d’abbandono...
Immagino che fra poco, quando l’ultima foglia smetterà di danzare, il frutteto sembrerà un camposanto d’inverno, abbandonato anche dal passero più stanco.
Noto che ci sono tante palline marrone attaccate al nespolo, un frutto dimenticato che nessuno più raccoglie e restano anche due cachi in cima alle punte della pianta ormai scheletrita.
Attaccata ai vetri noterò, se qualche merlo in preda alla fame si adatterà a beccarli, magari quando saranno spruzzati di polvere bianca, asciutta, farinosa e gelata.
Con la prima neve poserò sul davanzale un vecchio "panaro" di legno cosparso di briciole di pane e così mi assicurerò lo spettacolo di pettirossi e passeri tutte le mattine per la colazione e anche a pranzo e a cena, perché, senza vibrazioni e segnali di vita, la finestra perde lo smalto e la lucentezza.
Ci saranno lunghi mesi prima di rivedere il cielo a primavera ritornare variopinto d’alianti sopra di me e infinite specie d’uccelli ritorneranno ad animare e rallegrare con i loro canti il frutteto che ora riposa, le due altissime magnolie e la palma con le grandi foglie frastagliate che non riesce a crescere in altezza, mentre i due abeti fanno il girotondo e aspettano l’ora d’aria dei bambini del vicino asilo, per unirsi alle loro grida gioiose.
Immagini di una stagione mite, interrotte ieri dalla prima spruzzata di neve che ha smorzato i colori vivaci annunciando l’ultima stagione e ha spazzato via in un soffio la veste caratteristica dell'autunno.
domenica 29 settembre 2019
Poesia sull'emergenza inquinamento e per il clima di Giordano Ruini
A ME BASTA
Davvero avete bisogno
di sapere se il clima è impazzito
se quella ragazzina è manovrata
se è vero che i ghiacciai si sciolgono
se l’Amazzonia brucia
se la plastica soffoca gli oceani
se il pianeta collasserà nel 2050
se le emissioni di Co2 sono sopra il livello di guardia?
A me basta
osservare la fila di auto al mattino sulla statale
per finire almeno otto ore al giorno in contesti tossici
costretti in ansie e doveri
vedervi fare quello che anestetizza l’anima
e non quello che vi libera
per tornare la sera cinici ingrigiti
A me basta vedere i vicini di casa
che sono più irritati dalle foglie della quercia in autunno
che dal rumore e dalla polvere dei camion
A me basta
sapere che vi sembra normale
lasciarvi imbruttire da un’altra banalità
incazzarvi per un commentino sui social
ma ignorare il continuo sperpero della vostra vita
e non cantare mai
A me basta
vedere quel ragazzino che si chiude in casa per sempre
perché non ne vuole sapere di questa infelicità
di questa burocratizzazione dell’umano
di questi adulti così marci che non comprendono
che la vera emergenza
è non saper riconoscere la meraviglia di un fiore
A me basta
vedere un esercito di depressi che bramano psicofarmaci e ansiolitici
riempiendo le tasche velenose di chi gli sta rubando la vita
e sentire dentro di me che questa depressione
è una ovvia risposta del corpo a tutto quello che non va e a cui non dico di no
A me basta
essere allergico al polline e far fatica a respirare
per l’aria tumorale di questa pianura
che cresce come il vostro Pil
A me basta
vedere i tuoi parenti che muoiono di cancro
per Augusta, per l’Ilva, per l’acqua contaminata, per il cibo guastato dal profitto
e sentire gli schiavi degli schiavi che dicono
“meglio morire di lavoro che di fame”
A me basta vedere
quanti soldi buttate per la ricerca contro le malattie
quando è questo costringersi alla falsità
che ci fa esplodere il pancreas
distrugge la cistifellea e annerisce il colon
e che le cellule diventano tumorali
perché la bellezza è oscurata e la gioia non trova spazio
Avete ancora bisogno di ascoltare i dibattiti e ragionare sui dati
per sapere che la casa è in fiamme
che l’inquinamento fuori è identico a quello dentro l’umano
che tu per primo stai bruciando
e che basta
la tua attenzione gentile
che ti fermi adesso, che respiri, che ti vedi
che basta
il tuo cuore aperto e vulnerabile
per curare tutto il mondo?
A me basta
(Giordano Ruini)
Mobilitazione globale per il clima - 27 settembre 2019 - anche a Vicenza - Fridays for future
Davvero avete bisogno
di sapere se il clima è impazzito
se quella ragazzina è manovrata
se è vero che i ghiacciai si sciolgono
se l’Amazzonia brucia
se la plastica soffoca gli oceani
se il pianeta collasserà nel 2050
se le emissioni di Co2 sono sopra il livello di guardia?
A me basta
osservare la fila di auto al mattino sulla statale
per finire almeno otto ore al giorno in contesti tossici
costretti in ansie e doveri
vedervi fare quello che anestetizza l’anima
e non quello che vi libera
per tornare la sera cinici ingrigiti
A me basta vedere i vicini di casa
che sono più irritati dalle foglie della quercia in autunno
che dal rumore e dalla polvere dei camion
A me basta
sapere che vi sembra normale
lasciarvi imbruttire da un’altra banalità
incazzarvi per un commentino sui social
ma ignorare il continuo sperpero della vostra vita
e non cantare mai
A me basta
vedere quel ragazzino che si chiude in casa per sempre
perché non ne vuole sapere di questa infelicità
di questa burocratizzazione dell’umano
di questi adulti così marci che non comprendono
che la vera emergenza
è non saper riconoscere la meraviglia di un fiore
A me basta
vedere un esercito di depressi che bramano psicofarmaci e ansiolitici
riempiendo le tasche velenose di chi gli sta rubando la vita
e sentire dentro di me che questa depressione
è una ovvia risposta del corpo a tutto quello che non va e a cui non dico di no
A me basta
essere allergico al polline e far fatica a respirare
per l’aria tumorale di questa pianura
che cresce come il vostro Pil
A me basta
vedere i tuoi parenti che muoiono di cancro
per Augusta, per l’Ilva, per l’acqua contaminata, per il cibo guastato dal profitto
e sentire gli schiavi degli schiavi che dicono
“meglio morire di lavoro che di fame”
A me basta vedere
quanti soldi buttate per la ricerca contro le malattie
quando è questo costringersi alla falsità
che ci fa esplodere il pancreas
distrugge la cistifellea e annerisce il colon
e che le cellule diventano tumorali
perché la bellezza è oscurata e la gioia non trova spazio
Avete ancora bisogno di ascoltare i dibattiti e ragionare sui dati
per sapere che la casa è in fiamme
che l’inquinamento fuori è identico a quello dentro l’umano
che tu per primo stai bruciando
e che basta
la tua attenzione gentile
che ti fermi adesso, che respiri, che ti vedi
che basta
il tuo cuore aperto e vulnerabile
per curare tutto il mondo?
A me basta
(Giordano Ruini)
Mobilitazione globale per il clima - 27 settembre 2019 - anche a Vicenza - Fridays for future
venerdì 20 settembre 2019
Ricordo della Signora Elsa di Lugo di Vicenza - di Giovanna Maria Grazian
.... Elsa, dopo innumerevoli anni trascorsi nella sua stanzetta ad accontentare grandi e soprattutto bambini, ha cessato l'attività, ma per almeno tre generazioni è stata la figura più singolare della piazza, associata alla delizia del palato.
Quelle bustine di 'farina di castagne e il bastoncino di liquirizia' ce le sogniamo ancora... Anni poveri e spensierati, tuttavia...
"La farina di castagne" - Giovanna Maria Grazian - Il Giornale di Vicenza '99
Quelle bustine di 'farina di castagne e il bastoncino di liquirizia' ce le sogniamo ancora... Anni poveri e spensierati, tuttavia...
"La farina di castagne" - Giovanna Maria Grazian - Il Giornale di Vicenza '99
mercoledì 18 settembre 2019
Poesia di Giovanna Maria Grazian - I giorni lontani (Nascondino)
Poesia di Giovanna Maria Grazian (Annamaria)
E' calata la notte/ finalmente si respira. Osservo la tonda luna/ orfana di stelle/ di questa calda estate settembrina.
Macchie bluastre nel cielo striato/ presagio di bufera scampata. Sulla volta terrestre/ una platea inusuale/ scenario ideale per un nascondino astrale.
La Dea argentata buca le nuvole/si nasconde malandrina/ scompare con mosse feline/ricompare a destra decisa/falcate veloci, repentine /la ritrovo a sinistra, birichina. Rimembro i giorni lontani/spensierati e gioiosi/ di noi tutti bambini/nel gioco più gettonato: il nascondino. Spiando il territorio/ veloci a trovare/ l'angolo remoto/ più originale/ per non farci in fretta scovare.
E' calata la notte/ finalmente si respira. Osservo la tonda luna/ orfana di stelle/ di questa calda estate settembrina.
Macchie bluastre nel cielo striato/ presagio di bufera scampata. Sulla volta terrestre/ una platea inusuale/ scenario ideale per un nascondino astrale.
La Dea argentata buca le nuvole/si nasconde malandrina/ scompare con mosse feline/ricompare a destra decisa/falcate veloci, repentine /la ritrovo a sinistra, birichina. Rimembro i giorni lontani/spensierati e gioiosi/ di noi tutti bambini/nel gioco più gettonato: il nascondino. Spiando il territorio/ veloci a trovare/ l'angolo remoto/ più originale/ per non farci in fretta scovare.
sabato 13 aprile 2019
Fiori ricamati e l'avvicinarsi della Pasqua
Fontana a mano da giardino con pozzo a pompa e fiori attorno (Ricamo a punto croce realizzato da mia sorella Tina su tela di lino).
La primavera è la stagione del pollice verde. Torna infatti il desiderio di coltivare nuove piante e i balconi delle case e dei palazzi si punteggiano di una infinità di colori: rosso, giallo, fucsia, rosa, verde....
Poesia di Pasqua...e tanti Auguri!
“Uscite, uscite!” dice allegro il sole,
volete stare in casa ad ammuffire?
Tra l’erba nuova olezzano le viole.
cominciano i bei rami a rinverdire.
Uscite uscite! cantano gli uccelli,
ogni nido, ogni zolla si ridesta.
la terra, il cielo, il mar son tanto belli,
e prati e colli son vestiti a festa.
Inni giocondi canta lieto il core,
e la parola del rancor si tace;
torna la Pasqua, festa dell’amore,
che ci vuoi tutti buoni e tutti in pace.
di Arpalice Cuman Pertile che è stata una poetessa, scrittrice e docente italiana, nata a Marostica-Vicenza
La primavera è la stagione del pollice verde. Torna infatti il desiderio di coltivare nuove piante e i balconi delle case e dei palazzi si punteggiano di una infinità di colori: rosso, giallo, fucsia, rosa, verde....
Poesia di Pasqua...e tanti Auguri!
“Uscite, uscite!” dice allegro il sole,
volete stare in casa ad ammuffire?
Tra l’erba nuova olezzano le viole.
cominciano i bei rami a rinverdire.
Uscite uscite! cantano gli uccelli,
ogni nido, ogni zolla si ridesta.
la terra, il cielo, il mar son tanto belli,
e prati e colli son vestiti a festa.
Inni giocondi canta lieto il core,
e la parola del rancor si tace;
torna la Pasqua, festa dell’amore,
che ci vuoi tutti buoni e tutti in pace.
di Arpalice Cuman Pertile che è stata una poetessa, scrittrice e docente italiana, nata a Marostica-Vicenza
"Impronte di vita" di Annamaria De Rigo
Prefazione per la Raccolta di Poesie "Impronte di vita" di Annamaria De Rigo
... Con le tue parole dettate dal cuore, con la tua straripante esternazione emozionale, hai saputo entrare ancora una volta nella nostra anima.
Tanti i tuoi ricordi, impressioni, valutazioni talvolta senza remore, addirittura crude e disarmanti, a volte sottintese o appena accennate. Nelle varie fasi di questi anni, hai reso partecipi e viaggiatori pure noi e così voglio pensare che tu ti sia alleggerita almeno un po' di qualche fardello. È dolce ora abbandonarsi ai pensieri positivi, ai ricordi più teneri, alla nostalgia di un passato bello, rendendo così il presente meno annebbiato. La sensibilità è valore aggiunto. Siamo alquanto vulnerabili; credo che noi siamo il risultato della "media" delle persone positive e negative, incontrate nel quotidiano. Circondarsi allora, se possibile, come fai tu, di persone che possano arricchirci nello spirito e iniziare ad ignorare un’infinità di cose inutili, senza troppo inveire, può rivelarsi in un certo qual modo una panacea.
La felicità, anche se ti è sembrata confusa tra mille vicissitudini, non diminuirà mai con l'essere condivisa. Un abbraccio a te e a tutti coloro che, avvicinandosi ai tuoi scritti, scoprono per alcuni attimi un'essenza pura, delicata ma non fragile.
p.s. è stato piacevole ma anche molto coinvolgente immergermi nelle tue poesie e planare nei bozzetti illustrativi.
Arianna Marangonzin
Scrivere, per avere eventuale copia della breve raccolta di poesie, all'indirizzo email: annamaria.dalligna@libero.it
Ricordo che Annamaria, con lo pseudonimo Dall'Igna, ha scritto anche la sua narrativa di vita reale "La morte mi voleva..."
... Con le tue parole dettate dal cuore, con la tua straripante esternazione emozionale, hai saputo entrare ancora una volta nella nostra anima.
Tanti i tuoi ricordi, impressioni, valutazioni talvolta senza remore, addirittura crude e disarmanti, a volte sottintese o appena accennate. Nelle varie fasi di questi anni, hai reso partecipi e viaggiatori pure noi e così voglio pensare che tu ti sia alleggerita almeno un po' di qualche fardello. È dolce ora abbandonarsi ai pensieri positivi, ai ricordi più teneri, alla nostalgia di un passato bello, rendendo così il presente meno annebbiato. La sensibilità è valore aggiunto. Siamo alquanto vulnerabili; credo che noi siamo il risultato della "media" delle persone positive e negative, incontrate nel quotidiano. Circondarsi allora, se possibile, come fai tu, di persone che possano arricchirci nello spirito e iniziare ad ignorare un’infinità di cose inutili, senza troppo inveire, può rivelarsi in un certo qual modo una panacea.
La felicità, anche se ti è sembrata confusa tra mille vicissitudini, non diminuirà mai con l'essere condivisa. Un abbraccio a te e a tutti coloro che, avvicinandosi ai tuoi scritti, scoprono per alcuni attimi un'essenza pura, delicata ma non fragile.
p.s. è stato piacevole ma anche molto coinvolgente immergermi nelle tue poesie e planare nei bozzetti illustrativi.
Arianna Marangonzin
Scrivere, per avere eventuale copia della breve raccolta di poesie, all'indirizzo email: annamaria.dalligna@libero.it
Ricordo che Annamaria, con lo pseudonimo Dall'Igna, ha scritto anche la sua narrativa di vita reale "La morte mi voleva..."
martedì 8 gennaio 2019
Poesia di Alda Merini - Le donne e disegno di Bruno Testolin
Le donne
di Alda Merini
Ci sono donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle,
perchè sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle, e non devi dare loro il tempo di pensare.
Devi spazzare via con un abbraccio
che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto a bassa, bassissima voce. Perchè si vergognano delle proprie debolezze e, dopo averle raccontate si tormentano – in una agonia lenta e silenziosa – al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo,
vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco, perchè non sai quanto gli occhi di una donna possono trovare
scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro.
Alda Merini
di Alda Merini
Ci sono donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle,
perchè sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle, e non devi dare loro il tempo di pensare.
Devi spazzare via con un abbraccio
che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto a bassa, bassissima voce. Perchè si vergognano delle proprie debolezze e, dopo averle raccontate si tormentano – in una agonia lenta e silenziosa – al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo,
vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco, perchè non sai quanto gli occhi di una donna possono trovare
scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro.
Alda Merini
lunedì 20 agosto 2018
Gatto
(Charles Baudelaire)
martedì 7 agosto 2018
Mare
"Le sarebbe mancato il mare. E il tempo passato a guardarlo dalla nave. Più ancora le sarebbe mancato ciò che l’immensità dello spazio, l’indeterminatezza dell’orizzonte e le misteriose rotte tracciate dalle ali degli uccelli le avevano mormorato all'orecchio per il breve tempo della traversata: tutto è ancora possibile, ogni sogno può generare un progetto, ogni pensiero un’azione, ogni fantasia una scelta. E un nuovo inizio.” (Manuela Stefani)
mercoledì 4 luglio 2018
Poesia
Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico,
tenere l'infinito nel palmo della mano e l'eternità in un'ora.
(William Blake)
tenere l'infinito nel palmo della mano e l'eternità in un'ora.
(William Blake)
venerdì 11 maggio 2018
Poesia di Giovanna Grazian pubblicata nel nostro quotidiano "Il Giornale di Vicenza"
Cara Arianna,
scrivendo questa ho pensato a tua mamma Maria. Ogni tanto mi chiamava e mi faceva un regalo.
Ora sono sempre pochissime, di Lugo mi chiama Ida Beraldo, la nipote dell'ostetrica Genoveffa....
Anna/Giovanna Grazian
----------------------
Facciamo un passo
Tutto stanca:
nessuno ha voglia di ascoltare l'altro,
comunicare è diventato un problema,
nel Regno Unito, la solitudine diverrà
un Ministero.
Ci sono i cani da accudire,
gli smartphones che squillano,
gli sms che vibrano,
l'urgenza dello shopping
il tatuaggio che spinge...
i weekend da rispettare.
Per sentire una voce amica,
bisogna telefonare a un'anziana,
lei pensa ancora
che la voce allunghi la vita.
La notte è lunga,
per fortuna c'è radio
per fortuna c'è radio
Maria,
il rosario per compagnia.
Facciamo un passo
Offriamoci a chi aspetta:
una visita, un caffè da sorseggiare,
due lacrime da asciugare
e un altro giorno per sperare.
(di Giovanna Grazian)
venerdì 30 marzo 2018
mercoledì 21 marzo 2018
Il libro di poesie a più mani...alle quali ho partecipato anch'io, scaturite dall'iniziativa dell'artista Carla Colombo
marzo 2018
Frammenti emozionali
Non vedo l'ora di riceverlo!
Anche perché sono accluse pure un paio di nostre poesie originali, oltre a quelle composte insieme agli altri autori.
Chi volesse acquistarlo deve rivolgersi via email a:
carla_colombo@libero.it
versando come segue.
LA TERZA RACCOLTA DI POESIA DI CARLA COLOMBO CON AUTORI VARI - eseguita a più mani a più cuori - Se siete interessati all'acquisto, potete provvedere tramite POST PAY COLOMBO CARLA 5333 1710 1388 5393 IBAN IT36J0760105138205516205519 oppure tramite BONIFICO BANCARIO COLOMBO CARLA IT68S0306951531100000009257 - COSTO € 13,00 cadauno.
SPESE DI SPEDIZIONE A CARICO DELLA GENTILE CARLA COLOMBO.
domenica 11 marzo 2018
Tempo (mia poesia)
Tempo
Fermati un attimo.
Rimani un po' di più in quel preciso istante.
Fammi respirare.
Rallenta.
Da fanciulla,
Non sembrava
Andassi così di fretta.
Dammi tregua,
In questa frenesia.
(Arianna Marangonzin)
Fermati un attimo.
Rimani un po' di più in quel preciso istante.
Fammi respirare.
Rallenta.
Da fanciulla,
Non sembrava
Andassi così di fretta.
Dammi tregua,
In questa frenesia.
(Arianna Marangonzin)
lunedì 26 febbraio 2018
Neve pura - poesia di Giovanna Grazian
Cara Arianna,
ieri mattina la natura ci ha sorpreso nuovamente.
Ciao, Anna/Giovanna
--------⛄----------
POESIA DI GIOVANNA GRAZIAN
Neve pura
Ieri il gelo era intenso
preannunciava neve.
Lo stupore stamattina al di là di ogni aspettativa:
i rami degli alberi non più nudi, ma lievitati
sembrano imbottiti di cotone morbido.
Il nespolo carico di palline:
gelato alla vaniglia
le foglie della palma:
vassoi di schiuma da barba;
un passero vaga disorientato
non trova uno stecco di ciliegio da sostare
è teso ad osservare il fumo del camino
un po' di fiato caldo a riscaldarlo.
Quale regalo migliore:
neve pura, incontaminata
morbida, asciutta e vaporosa
un biancore accecante
che cancella ogni cupo pensiero...
Mi offro, come in tempi lontani
una granatina dal sapore "dell'età migliore" .
Altra nevicata pura e lontana
venerdì 2 febbraio 2018
Mani - Poesia di Giovanna Grazian
Mani
Mi soffermo sulle tue mani:
sei mancino e impacciato ai fornelli
sei svelto con la calcolatrice
l'indice fino a qualche anno fa
ti segnava per la nocciola indurita,
il callo acquisito
da intere giornate con la penna
tua compagna inseparabile
per calcoli estenuanti...
fin dai tempi delle elementari.
Ora usi l'indice sinistro e batti al computer,
rifiuti gli smartphones e tutte le diavolerie
che ne conseguono.
Meglio un cacciavite
rimettere la cartuccia ad una biro
e rompere un ferro da stiro.
Ami accendere il fuoco e tenerlo vivo
nella stufa della tua infanzia,
ammirare gli ellebori in fiore
da te trapiantati, dalla radura dell'Astico,
potare le rose, concimare le ortensie
e godere di niente.
(Giovanna Grazian)
Mi soffermo sulle tue mani:
sei mancino e impacciato ai fornelli
sei svelto con la calcolatrice
l'indice fino a qualche anno fa
ti segnava per la nocciola indurita,
il callo acquisito
da intere giornate con la penna
tua compagna inseparabile
per calcoli estenuanti...
fin dai tempi delle elementari.
Ora usi l'indice sinistro e batti al computer,
rifiuti gli smartphones e tutte le diavolerie
che ne conseguono.
Meglio un cacciavite
rimettere la cartuccia ad una biro
e rompere un ferro da stiro.
Ami accendere il fuoco e tenerlo vivo
nella stufa della tua infanzia,
ammirare gli ellebori in fiore
da te trapiantati, dalla radura dell'Astico,
potare le rose, concimare le ortensie
e godere di niente.
(Giovanna Grazian)
lunedì 1 gennaio 2018
Come nella poesia di Eugenio Montale - "Il primo gennaio"
....Ora,
uscita sul terrazzo,
annaffi i fiori,
scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale....
uscita sul terrazzo,
annaffi i fiori,
scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale....
Infatti l'abete piccolo, della foto, ha perso ora tutti i suoi aghi, purtroppo.
sabato 30 dicembre 2017
Poesia per un'amica che combatte
Poesia per un'amica che combatte
Il tuo stupore,
Per ogni cosa,
Per ogni persona,
Ti rende una creatura fluttuante,
Nella realtà, dura realtà e voglia di rinascita.
Non smettere di
Andare incontro a chi
Vuole aspirare un po' della tua energia,
E sfiorare le tue generose mani.
Vincerai, Leonessa, vincerai...
Per ogni cosa,
Per ogni persona,
Ti rende una creatura fluttuante,
Nella realtà, dura realtà e voglia di rinascita.
Non smettere di
Andare incontro a chi
Vuole aspirare un po' della tua energia,
E sfiorare le tue generose mani.
Vincerai, Leonessa, vincerai...
(Arianna Marangonzin)
Io e Annamaria Dall'Igna, una cara amica, autrice anche del libro "La morte mi voleva...", operata di mastectomia al seno, in questi giorni.
Coraggio!
Io e Annamaria Dall'Igna, una cara amica, autrice anche del libro "La morte mi voleva...", operata di mastectomia al seno, in questi giorni.
Coraggio!
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