sabato 30 agosto 2014

ED ANCHE CLAUDIO (DETTO RENATO), FRATELLO DI LAURA, HA SCRITTO UN RACCONTO....


RACCONTO DI FANTASIA DI CLAUDIO
 
"IL DELATORE"
 
 
Era notte fonda e il paese era avvolto nell'oscurità più assoluta, quando un'automobile nera con i fari bassi attraversò e oltrepassò la piazza, girò a destra e proseguì per alcune centinaia di metri.
Di fronte a una casetta isolata si fermò e dall'auto scesero due uomini in divisa e armati. Con forza picchiarono contro la porta gridando Aufmachen! (aprite!). Dopo un poco, in seguito al continuo picchiare, si sentì un tramestìo di passi e la voce di una donna che gridava impaurita: "Vengo, vengo".
Come la porta si aprì, i soldati si precipitarono dentro la casa, gettando la donna da una parte e illuminando l'interno con una potente torcia. In cima a una scala che portava al piano superiore dove si trovavano due camere da letto, apparve un uomo semivestito, con i pantaloni non completamente indossati, la faccia stravolta dalla paura, i capelli spettinati, le mani tremanti e un paio di zoccoli ai piedi. Komm mit (seguiteci) ordinarono i tedeschi puntando i mitra contro l'uomo.
 
Il giorno dopo il cielo era completamente coperto. Faceva freddo ma non sarebbe piovuto e nemmeno nevicato. Ad eccezione  di una frotta di bambini che si recava a scuola; a quell'ora erano pochi i passanti: la levatrice che andava ad assistere una partoriente, il sacrestano diretto verso la chiesa e che si guardava continuamente intorno con occhi furtivi come quelli di un ladro, l'arrotino che nessuno sapeva da dove venisse ma che un paio di volte al mese passava da quelle parti ad offrire i suoi umili servigi, una maestra trafelata per il timore di essere in ritardo rispetto ai suoi alunni e qualche anziano che non potendo dormire ancora un po' aveva deciso di uscire sperando di trovare qualche osteria aperta dove poter chiacchierare e scaldarsi senza sprecare la legna che aveva in casa. Giovanotti e uomini vigorosi da un pezzo erano spariti. Da tempo la guerra e la paura avevano fagocitato la popolazione migliore di tutti i dintorni: molti erano sotto le armi, altri deportati e altri sulle montagne con i partigiani. La levatrice aveva visitato la paziente e l'aveva assicurata che mancava ancora una settimana al parto, quindi poteva stare tranquilla...
Aveva da anni aiutato tutte le donne del paese a partorire, conosceva i segreti di tutti. Era una donna belloccia con una bellissima voce e quando cantava in chiesa tutti ne erano estasiati. Perfino il sacrestano perdeva la sua aria furtiva e in certi momenti si dimenticava di raccogliere l'obolo per la chiesa e rimaneva con il piattello in mano con l'espressione inebetita che procurava l'ilarità a chi lo avesse osservato in quel momento. Nessuno però aveva mai capito le sue idee politiche anche se tutti erano convinti che le avesse ben radicate.
 
 Quando si venne a sapere che la sera prima un altro paesano era stato prelevato dai tedeschi, la paura in paese crebbe ancora di più e all'osteria si fecero illazioni su presunti delatori (o delatrici). Nessuno però voleva esporsi troppo per non correre il rischio di essere a sua volta sospettato.
In un angolo l'arrotino sorseggiava un po' di vino offertogli dall'oste con il quale chiacchierava raccontando i fatti degli altri paesi che aveva visitato nei giorni precedenti. Era un uomo sul quale la natura aveva infierito con cattiveria. Fisico gracile, leggermente ingobbito, occhi strabici e labbro sporgente da dare al volto un'espressione grottesca e ripugnante. Ciò malgrado era benvoluto. Da anni girava da quelle parti e se veniva preso in giro non si offendeva mai, scrollava le spalle e ridacchiando diceva: "Ma ora me lo offri un bicchiere di vino?" e se erano i bambini a deriderlo, scuoteva il capo e mormorava: "Siete ancora troppo piccoli per capire le sofferenze altrui.."
 


Apprese così all'osteria che il sospettato di delazione presso i tedeschi ....poteva essere ....il calzolaio.
 
Già! Era stato visto una volta parlottare con un "tedesco". E poi, era l'unico uomo della sua età a non aver mai avuto noie dai fascisti e dai tedeschi. Strano! Qualche tempo prima aveva sollecitato il pagamento di una suolatura di scarpe a quel povero uomo sparito la sera precedente. Era persino arrabbiato e l'aveva quasi minacciato ....
L'arrotino, facendo il suo solito giro, passò davanti alla bottega del sospettato, vi si fermò. E mentre spingeva la porta per entrare, si sentì redarguito: "Ti ho già detto che non mi servono i tuoi servizi, che i miei coltelli li faccio affilare da chi mi fido....". Per nulla intimorito, entrò nella bottega e gli disse: "Non sono venuto per lavoro...ma per avvertirti che tutti pensano a te come spia dei tedeschi. Faresti meglio a cambiare aria per un po' di tempo". Così dicendo se ne andò. Il calzolaio rimase di sasso. Sapeva che certe voci potevano arrivare lontano.
Alcuni mesi dopo , durante la notte, i partigiani fecero irruzione in casa sua rompendo una finestra che dava in un orto. Ma il calzolaio proprio la mattina, di buonora, quando l'alba era appena spuntata, se ne era già andato.

E finalmente venne il 25 aprile.
Porte e finestre si spalancarono, la gente riempì le strade, felice, cantando e abbracciandosi. C'era il parroco che invitava tutti ad andare in chiesa a ringraziare il Signore, il sacrestano che continuava a guardarsi attorno con occhi circospetti, pure la levatrice cantava a piena gola una canzonetta in voga in quei giorni e così la maestra, il farmacista, l'oste, l'arrotino...Costui dalla gioia abbracciava tutti e come un grillo gridava: E' finita se Dio vuole, è finita!". Poi vide alcune donne i cui mariti o figli erano scomparsi. Le consolò avvicinandosi, infondendo loro la speranza che i loro cari sarebbero un giorno ritornati....
Si rivolse anche alla moglie del calzolaio che era una bella donna, l'abbracciò con voluttà; l'aveva sempre sognata, desiderata ma certamente pensava che il suo aspetto non gli avrebbe mai permesso neanche di avvicinarla...Ma era un gran giorno, era festa per tutti e nessuno, neppure lei, ora, l'avrebbe respinto.

E mentre lui la stringeva, un ghigno gli apparve sulle labbra e intanto pensava: "Io solo so dove è finito tuo marito con tutti gli altri...".

Verso la fine di giugno, a una ventina di chilometri dal paese, in una scarpata, fu trovato un corpo, il cadavere irriconoscibile di un uomo del quale molti ravvisarono di riconoscerne l'identità....credettero che fosse proprio l'arrotino scomparso da qualche tempo...

Vendetta o disgrazia?
 
(CLAUDIO A.)


sabato 23 agosto 2014

"IL MAESTRO MAINO DI LUGO DI VICENZA" - RACCONTO DI MIO COGNATO ALESSIO RIZZATO


Il Maestro Maino:

ricordi, lontani, di un suo alunno



IL MAESTRO MAINO A DESTRA DELLA FOTO CON LE SUE INSEPARABILI "BRETELLE" ("TIRACCHE" IN DIALETTO VENETO) ASSIEME FORSE AD UN SUO PREDECESSORE SINDACO durante la ricostruzione della Malga di proprietà comunale in località Granezzetta

Alessio scrive:
 
Noi maschi avevamo, in prima, la Signora Maestra Liliana, Moglie di Italo, gentile, buona, forse troppo per noi, un po’ eccessivamente vivaci; l’anno dopo, in seconda, con gli esami a fine anno, il Maestro Marcon di Vallonara, ma anche Lui non ci volle più. Le "Tose" invece hanno avuto la Maestra Isetta Manzardo in Soffini, fino in quinta.



In terza elementare poi, la maestra che avevamo si è ammalata e per molti mesi abbiamo avuto una giovane supplente che veniva da Calvene: si chiamava Mariuccia.



Nessuno aveva messo in riga i vispi fanciulli del ’59: ci pensò, dalla quarta elementare, un altro insegnante.



Mi risulta difficile tenere distinti i due nomi, quello comune di maestro e quello proprio di Maino: per me è una unica entità il “Maestromaino”. Lo ricordo elegante con giacca e camicia bianca con cravatta allargata con il primo bottone della camicia aperto, con occhiali con montatura nera che ancora oggi è di moda, con i capelli tirati indietro come gli attori americani degli anni ’40. Uno dei Suoi quattro figli Gli somiglia moltissimo e a guardarLa mi sovviene immediatamente Suo Papà.



Lui era anche Sindaco di Lugo e quando, di mattina doveva andare via, “per i mestieri del comune”, antesignano dei tempi futuri, inventò il rientro pomeridiano.
Municipio


Nessuna Classe alle elementari rientrava il pomeriggio: noi restavamo a casa il mattino e si andava a scuola il pomeriggio; eravamo contenti perché alla ricreazione il cortile piccolo era solo per noi e giocavamo a "balon".
 
 



Il Mattino l’orario di inizio delle lezioni era, di solito, un po’ dopo gli altri, perché arrivava sempre un impiegato del municipio per fargli firmare “le carte del Comune”.

Questi minuti di ritardo venivano regolarmente recuperati all’ uscita di scuola: quando la Lina (bidella) suonava la campanella tutti andavano a casa, tranne la classe del Maestro Maino.



L’orario subiva ulteriori personalizzazioni individuali a seconda della velocità ed esattezza delle risposte sulle tabelline. Un mio compagno, parecchie volte è arrivato a casa, dopo le 14 e mangiava assieme ai genitori che, a quell’ora, uscivano dal turno in Cartiera.

Anni dopo, ho saputo che Sua Moglie, la Signora Iride, per pranzare, aspettava i due figli più grandi che tornavano dalle loro Scuole di Thiene e quindi non prima delle due. Alla Iride bastava affacciarsi alla porta di casa per vedere la finestra della classe ed era un attimo dire a Suo Marito che era pronto in Tavola. Ecco perché molti di noi andavamo a casa tardi: perché non era pronto da mangiare per il Maestro, ma era molto bello anche così !
"Clara alla finestra"
(pittore Lucio Betto)


Non mi pare che il tempo di risposta per il risultato fosse stato direttamente proporzionale alla rapidità di calcolo mentale necessario: ovvio che “5 X 5” è più facile che “7 X 8”, ma per il Maestro Maino ci voleva la stessa frazione di secondo per rispondere, le tabelline erano assimilabili alle poesie: dovevano essere imparate a memoria come “la donzelletta vien da la campagna in sul calar del sole”. Passava tra i banchi e puntava il dito verso chi doveva rispondere, con un intercalare di posti che non seguivano una logica, ma a “salton” (a caso), e non si sapeva mai se toccava a Te o ad un Altro rispondere alla domanda successiva , così dovevi restare sempre attento: Psicologo il Maestromaino!

Forse ci sarà voluta una riforma scolastica per specializzare la maestra di matematica e la maestra di italiano, per evitare di "smissiare" (mescolare) le due materie, come invece faceva il Maestro Maino: però le tabelline noi le abbiamo imparate bene e anche le poesie, e le ricordiamo anche adesso.



Quando, in quinta, ci avvicinò alla fisica andava a prendere dal sottoscala gli oggetti per gli esperimenti. Uno in particolare doveva spiegarci che i metalli, se riscaldati, aumentano il volume e allo scopo c’era una sfera, attaccata ad una catenella che il Maestro riscaldava con una candela: da fredda la sfera passava per un cerchio di metallo, poi da calda non passava più. Prima di spegnere la candela, la usava per accendersi una sigaretta.



La geografia era una materia che necessitava di appositi strumenti ingombranti e il Maestro Maino andava a prendere dei rotoli tipo carta da parati e posato il palo di sostegno sulla parte superiore della lavagna lo lasciava cadere e appariva la carta geografica dell’Italia con l’ evidenza colorata delle 20 regioni. Bella, mi disse il mio compagno di banco, peccato che non ci sta l’Europa sulla lavagna, perché se già l’Italia la riempie tutta è logico che l’Europa non ci sta. E’ logico pensai anch’io.

Un giorno poi il Maestro ci spiegò che le “scale“ non servono solo per salire al piano di sopra, ma anche per rimpicciolire la realtà, anche la carta geografica dell’Europa che, infatti, ci stava sulla lavagna come quella dell’Italia, solo un po’ più piccola e quasi quasi “San Marino “ non si riusciva a vedere.



Non aveva preferenze, il Maestro Maino, era diplomatico e scherzoso, ma anche serio, sapeva interpretare le situazioni e agire di conseguenza, ma una volta utilizzo il più bravo della classe per fare capire ad un altro, meno bravo, l’importanza degli accenti.

L’Altro scrisse alla lavagna " citta " e il Maestro gli chiese di leggere: Lesse CITTA’. A Luca chiese allora di rileggere. Luca lesse " citta ". Si andò avanti così per dieci minuti. Alla fine anche l’Altro capì, ma prima il maestro gli disse: ma perché non stai attento, cosa guardi sempre, il ragnetto che esce dal buco ?



Se finiva le sigarette, il Maestro chiamava Renato, alunno che era anche Suo Nipote e gli diceva di andare da Ambrosini (tabaccheria) a comperare le “Caramelle”. Non usava il termine sigarette: quelle facevano male!



Spesso il sabato si sentiva bussare la porta della classe e entrava Don Antonio che chiedeva se per caso qualche ragazzo poteva andare con Lui in chiesa per fare il chierichetto a un matrimonio: sempre concessi i permessi ai  " mòcoli " (o chierichetti), ma solo a quelli bravi a scuola… non ci sono andato tante volte.

"Chierichetto con candela"
(pittore Gaetano Oltolina)

Aveva un bel vestito blu, il Maestro Maino, anche la sua “Fiat millecento R” era blu: il colore dei diplomatici.



E’ stata una persona molto importante per il Paese di Lugo, per molti decenni. Se ne andò troppo presto, in un giorno di Maggio del 1980 e prima che la Chiesa, si gremì la Piazza, di gente, commossa, davvero.



Grazie Sig. Maestro "Toni" Maino. Credo che ci sarebbe ancora bisogno di persone come Lei, non solo nella Scuola.



Chiedo scusa a Sergio, Marina, Anna e Giorgio (figli del Maestro) se mi sono permesso i ricordi di un bambino di quegli anni sessanta.




Post scriptum:


ho incontrato il Figlio Sergio questa sera, nel suo studio dentistico, e mentre non potevo parlare perchè mi stava visitando, mi ha detto che mi sono dimenticato qualche cosa di fondamentale nella descrizione della figura del Maestro Maino.

L'averci pensato nel mentre mi curava, mi ha anche giovato: non ho sentito nulla.
 
Del Padre, Sergio, ha sicuramente ereditato la splendida, trasparente e fluida ironia:
alla fine del suo lavoro, quando ho potuto parlare Gli ho detto cosa mi son dimenticato:
 

"Le bretelle”

Il Maestro Maino usava le " Tiracche": come ho potuto non ricordare prima!

Grazie Sergio, anche per avermi ricordato il presente indicativo del verbo andare. Altro motivo di ritardo in uscita di scuola: io ando, tu andi egli anda… 


 

Lugo, 17.02.2014 -- 25/02/2014 il Post scriptum



 

(ALESSIO RIZZATO)


 

( ....ANCH'IO RICORDO L'ANEDDOTO DEL VERBO "ANDARE" PERCHE' E' STATO FAMOSO E DIVULGATO ANCHE  TRA GLI ALTRI  SCOLARI E SCOLARE;
IL MAESTRO MAINO AVREBBE DETTO 
 ....E TU..... "ANDI" FUORI DALLA PORTA !!!!!!......... AD UN SUO ALLIEVO CHE SBAGLIO', PROPRIO COME RICORDAVA SUO FIGLIO SERGIO, IL "VERBO INDICATIVO ANDARE"  FACENDOGLI CENNO CON IL DITO DI USCIRE ....)


giovedì 21 agosto 2014

MITICHE 10.000 LIRE...ITALIANE...CHI LE RICORDA?

 

(DA WIKIPEDIA)
La banconota ebbe grande fortuna e longevità la celebre banconota rosa raffigurante Michelangelo (prima emissione 1962; ultima emissione 1977).  Sul verso è rappresentata una veduta di piazza del Campidoglio a Roma. Il bozzetto è di Florenzo Masino Bessi. Incisione: Mario Baiardi Dimensioni: circa 158 mm x 78 mm (compresi i margini bianchi); circa 146 mm × 65,5 mm (la parte cromatica).


E QUESTA SERIE SOTTO ERA ANCHE PIU' GRANDE...DOVEVA ESSERE PIEGATA IN QUATTRO ....

 La prima apparizione del taglio da 10 000 lire avvenne nel 1948. Il biglietto sarebbe stato emesso fino al 1963. Il bozzetto è di Giovanni Capranesi. Incisione di Andrea Bianchi. Dimensioni: 246 mm × 125 mm (compresi i margini); 231,5 mm × 111 mm (la parte cromatica).

sabato 16 agosto 2014

SPAGHETTI INTEGRALI CON CAPESANTE, ZUCCHINE E POMODORINI



PORRE IN UNA PADELLA UNO SPICCHIO D'AGLIO SCHIACCIATO CON UN FILO D'OLIO D'OLIVA EXTRAVERGINE

AGGIUNGERE LA ZUCCHINA TAGLIATA A JULIENNE E DOPO TRE/QUATTRO MINUTI ANCHE I POMODORINI CILIEGINO TAGLIATI A META', SALARE

LASCIARE CUOCERE ALTRI DUE MINUTI IL TUTTO ED INFINE VERSARE IN PADELLA LE TRE CAPESANTE LAVATE E TAGLIATE A CUBETTI, VERSANDOVI UN PO' DI VINO BIANCO FACENDOLO SFUMARE PER DUE MINUTI
CAPESANTE
 
NEL FRATTEMPO CUOCERE GLI SPAGHETTI INTEGRALI E FARLI SALTARE NEL SUGO ORMAI PRONTO

SERVIRE CON PREZZEMOLO TRITATO

venerdì 8 agosto 2014

VACANZE IN CROAZIA 2006

 PANORAMA DAL TERRAZZINO

CON MARITINO




ACCESSO AL MARE
 
..ARIANNA ....IN LIBERTA'....
 
 

E TRA LA NATURA IN CROAZIA, E' APPARSA, SOTTO IL NOSTRO ALLOGGIO, UNA FAMIGLIA DI CAPRIOLI...


ED ANCHE DEGLI SCOIATTOLI, SEMPRE IN ISTRIA......
-.-.-.-.-.-.-.-.
 
........SPERO DI RITORNARCI PRESTO...PER RITROVARE LA TRANQUILLITA' DEI LUOGHI......

Digital Art di mio fratello Paolo

Il figlio Riccardo Il figlio Enrico La moglie Elena