venerdì 30 gennaio 2015

RACCONTO DI LAURA (9) - STORIA VISSUTA......SECONDA PARTE

Ed ora la seconda parte del racconto di Laura (vedi prima parte nel post precedente) 


.....il Giugno successivo io ero in vacanza in Spagna con le mie amiche tedesche ................
e questo è quanto mi raccontò mio fratello al mio ritorno: 
"Mentre eri viasono venuti 2 americani a cercarci . Tu eri in Spagna, la tua amica si era trasferita ad Amburgo, il mio amico non c'era, non restavo che io.
Mi chiesero di presenziare come testimone del colonnello americano incontrato a Berlino-Est, davanti ai giudici della corte marziale americana di Francoforte. 

"Acconsentii. 

"Grande era la mia curiosità.

"Arrivai a Francoforte in aereo il mattino prestabilito. 

"Entrai nella stanza del Tribunale della Corte Marziale molto emozionato. 
"Non ero l'unico testimone. C'erano diverse persone, tutte in divisa militare. Di fronte, un tavolo, sedute, una decina di persone, molto probabilmente giudici, avvocati, ufficiali del controspionaggio. Il colonnello ( probabilmente scambiato sul ponte Glienicke con qualche spia Russa ) era imputato di diserzione e furto, essendo entrato ad Est con una jeep appartenente all'esercito americano.
ponte Glienicke

"Io feci la mia deposizione a favore del Colonnello ricordando di come era spaventato e malridotto e in condizioni pietose in tutti i sensi. 
"Il giorno seguente ritornai a Berlino.
Dopo una settimana circa, leggendo il giornale, lessi che il Colonnello americano era stato completamente degradato e condannato ad otto anni di carcere. 
"Era un uomo finito. 


"Dopo poco tempo, fui contattato dagli americani che mi chiesero di imbucare, per loro conto, una lettera a Berlino-Est.
"Subito dissi di sì, l'idea mi piaceva, ma poi ci ripensai. 
Ero stato testimone ad un processo, il mio nome avrebbe potuto essere sulla lista della
STASI, la polizia segreta della DDR. Le notizie correvano in fretta nel mondo dello spionaggio e io potevo essere un soggetto a rischio, troppo pericoloso.

"Rifiutai quindi la richiesta degli Americani."


p.s. Mio fratello non mise più piede a Berlino-Est.
Da parte mia, devo aggiungere, che gli americani facevano sempre molte domande, ma non davano MAI nessuna spiegazione. 

Tutto era TOP SECRET. 

............E il racconto finisce qui......... Non ci fu più
alcun contatto.

(Laura)

lunedì 26 gennaio 2015

RACCONTO DI LAURA (9) - STORIA VISSUTA .....PRIMA PARTE


Chi ha visto i films: " La spia che venne dal freddo " e " Le vite degli altri " saprà che esisteva una fitta rete di spionaggio tra servizi segreti Americani e Russi durante il periodo della "Guerra Fredda " .
Come i precedenti, questo è un racconto da me vissuto....(LAURA)
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Un sabato mattina d' Autunno,  io, l'amica con la quale dividevo l'appartamentino a Berlino Ovest, mio fratello e un suo amico, ci recammo a Berlino-Est a trascorrere la giornata. 
Al Checkpoint oltrapassammo indisturbati il casottino di guardia degli Americani, più avanti la linea di confine, ed entrammo nell'ufficio di controllo della polizia Tedesca. Mentre attendevamo che ci fossero riconsegnati i passaporti, entrarono due giovanotti. Sentito che parlavano Italiano, ci presentammo e chiacchierammo. Loro ci dissero che erano venuti in auto da Roma in vacanza e quel giorno volevano visitare Berlino Est... e noi che vivevamo e lavoravamo in città.
Alla consegna dei Passaporti ci salutammo, loro andavano in centro in auto e noi, come al solito, a piedi. Trascorsa la giornata, la sera sul tardi, stavamo camminando verso Checkpoint per rientrare, quando un'auto si fermò e i due giovani romani ci chiesero se volevamo un passaggio. Accettammo.
Salimmo tutti e 4 e ripartimmo. 
Ad un certo punto, nel buio, da una stradina laterale, sbucò correndo un uomo e si parò davanti all'auto facendo segno di fermarsi. Il ragazzo alla guida frenò di colpo spaventato. Scendemmo tutti e sei per capire cosa stesse succedendo. L'uomo era un Americano, l'unico che parlava un po' d'Inglese era mio fratello, così l'uomo, molto ma molto spaventato, disse che voleva uscire da Berlino-Est, ma che non aveva più i documenti con sè. 
( Pensai.....chissà in che guaio si era cacciato!!! ).
Aveva solo un cartellino tipo carta d'identità, che attestava le sue generalità e il grado di Colonnello dell'esercito degli Stati Uniti. Pregò di consegnarlo al di là del confine agli Americani di stanza nel loro casottino. La scena si svolse in pochi minuti, poi l'uomo, come era apparso,scomparve. 
Quel cartellino scottava. Se la Polizia di controllo ci perquisiva e lo trovavano, potevamo essere sospettati di spionaggio e trattenuti tutti ad Est.
Ci consultammo, nessuno voleva tenerlo, così decidemmo di nasconderlo in auto sperando in bene. Confesso che, mentre la polizia controllava i nostri Passaporti, avevamo tutti una gran paura. 
Andò bene, l'auto non fu perquisita. 

Attraversata la linea di confine, entrammo nel piccolo ufficio degli Americani che prestavano servizio di controllo 24 ore su 24 e consegnammo il cartellino. Costoro lo guardarono esterefatti. Fecero molte domande e alla fine vollero l'indirizzo di tutti noi. Dopo di che salutammo gli amici romani che se ne andavano in albergo e noi prendemmo la metro in Kochstrasse per ritornare a casa nostra. Pensavamo tutto fosse finito lì.
La domenica mattina suonarono alla porta della nostra abitazione, andai ad aprire, due uomini americani in borghese si presentarono. Il più giovane ci disse che era figlio dell'Ambasciatore americano in Italia, fungeva da interprete, l'altro, più anziano, credo fosse un ufficiale del controspionaggio. 
Io e la mia amica fummo interrogate a lungo su quello che era successo la sera precedente e noi raccontammo come erano andate le cose. Il pomeriggio mio fratello disse che erano passati anche da lui. Passarono circa 10 giorni. 
Una sera, poco dopo il rientro dal lavoro, suonarono alla porta. Era lo stesso giovane americano della domenica precedente insieme ad un altro signore.
Pensai che anche lui doveva essere un ufficiale che faceva parte del controspionaggio. 
Ci chiesero gentilmente di seguirli per fare una deposizione scritta. 
Noi acconsentimmo, salimmo sulla loro auto e viaggiammo per più di un'ora per vie e strade sconosciute. Penso volessero accertarsi di non essere seguiti...........

Arrivammo in un grande bosco (ce ne sono ancora diversi a Berlino città), ma con strade ben tracciate, dove vi si scorgevano belle ville antiche, buie e disabitate. Pensai che dovevano essere state ville appartenute a ricchi, agli Ebrei, poi confiscate dai nazisti e dopo la guerra, quella zona si trovava nel settore americano e quindi a loro disposizione. Entrammo tutti e 4 in una di queste ville, accesero la luce e ci trovammo in un salone vuoto, eccetto per qualche seggiola, una scrivania con sopra una macchina x scrivere. 
La mia amica la fecero entrare in un'altra stanza.


Per un lunghissimo minuto fui presa da autentico panico Non sapevo dove ero, tutto era buio, silenzioso e deserto, e se dopo  la nostra deposizione avessero voluto farci sparire, niente di più facile. Saremmo scomparse nel nulla. Poi incominciò l'interrogatorio e per fortuna mi rilassai. Dissi le stesse cose della volta precedente. Terminato, mi chiesero di firmare. Dopo di che fu interrogata la mia amica. Capii che volevano i nostri racconti scritti, e poi, chissà in quale ufficio, confrontarli e vedere se c'erano delle diversità da far sorgere dubbi di qualsiasi genere. 
Eravamo forse delle spie ???  Ci riportarono a casa in un tempo assai più breve dell'andata. 

Il Giugno successivo io ero in vacanza in Spagna con le mie amiche tedesche e questo è quanto mi raccontò mio fratello al mio ritorno: ".............................

(.....continua nel prossimo post)......."


sabato 17 gennaio 2015

LIBERTA' DI ESPRESSIONE....

La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria, artistica, filosofica, religiosa, sociale e anche politica.

(Ignazio Silone)



E.......A PROPOSITO DI MATITE.....SIMBOLO IN QUESTI GIORNI PER GLI AVVENIMENTI GRAVI DI PARIGI......



....SORPRENDENTE QUESTO CANCELLO !!!


lunedì 5 gennaio 2015

LA COLLINA DEI SILENZI - 2° LIBRO PUBBLICATO DA GIOVANNA GRAZIAN

ACQUERELLO DELLA COPERTINA DIPINTO DALLA FIGLIA DI GIOVANNA, CIOE' NADIA SEGALLA

mia foto scattata da Zugliano (VI)


(LA COLLINA DEI SILENZI OVVERO LOCALITA' LONEDO A LUGO DI VICENZA...)

E, TRA I VARI RACCONTI DI QUESTO PIACEVOLE 2° LIBRO DELL'AMICA GIOVANNA GRAZIAN, ALCUNI PASSI DI:

"LA MARCIA DI MENDELSSOHN"

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Intanto la collina silenziosa in quei giorni si era animata, perché si era sparsa la voce che il sabato successivo ci sarebbe stato il matrimonio del figlio della contessa.


                              (VILLA PIOVENE PORTO GODI A LUGO DI VICENZA)


Le donne del vicinato l'avevano saputo e si passavano la notizia l'una con l'altra. Non avevano nessun diversivo le anziane della mia contrada, solo "strussie", cioè fatiche ed economie inaudite...
Non si contavano le ore di lavoro e a notte fonda le donne erano ancora lì con gli occhiali sul naso e le gugliate di lana colorate da inserire con estrema esattezza tra le maglie rasate.
La più anziana non si era mai cimentata in quei lavori manuali, ma aveva servito nella villa della contessa per tanti anni nei mesi estivi: da giugno a ottobre si era prestata con devozione ad ogni genere di lavoro....
Il matrimonio del figlio della contessa che lei aveva accudito - almeno la vista dell'arrivo degli sposi e dei tanti invitati ai piedi della maestosa scalinata - rappresentava un avvenimento straordinario da non perdere per lei e le altre donne....
Già subito dopo pranzo sentimmo in lontananza le note dei brani classici, soprattutto "La marcia nuziale di Mendelssohn" provenire dalla collina non più silenziosa.....
Gli abiti comuni denotavano la semplicità del loro stato; niente avevano a che fare con quelli indossati dalle invitate che scendevano da vetture di grossa cilindrata...

....Non ci azzardammo a salire fino alla chiesetta attigua all'entrata del parco, dove la grandissima "pignara" era stata abbattuta a causa di un fulmine; tutti coloro che ne conservavano il ricordo provavano nostalgia per quelle gigantesche fronde che per tanti anni avevano ricoperto il viottolo e il luogo sacro privato usato molto raramente dai Conti.
Ida invece si azzardò a salire fino all'ingresso della chiesetta e il giorno seguente raccontò che lo sposo era uscito dal portoncino al braccio della madre, elegante e originale, con in testa un turbante rosa acceso....

Una delle tre vedove, che frequentava la collina non solo perché lavorava in villa, ma anche per ritrovare la calma e il sollievo ai problemi quotidiani....il giorno dopo raccontò lo spettacolo surreale delle torce accese all'ora del crepuscolo, con la musica di sottofondo che cessò tardi; nulla poté riferire del banchetto perché, seppure invitata, preferì non unirsi agli ospiti di rango superiore.


L'anziana riprese il suo lavoro il giorno dopo, dovendosi occupare
del cumulo di stoviglie e tovaglie da lavare e sistemare con l'aiuto di altre lavoranti....

interno Villa Malinverni
...La donna anziana fu molto felice quando trovò un pacchettino per lei:

una bomboniera che consisteva in una tavoletta di pietra di Lavagna nera raffigurante la "pignara" a fianco della villa, simbolo della collina silenziosa.


(GIOVANNA GRAZIAN)
GIOVANNA anni '60
p.s. Giovanna mi scrive:
Cara Arianna,
 hai scelto il racconto più romantico e intenso vissuto in un pomeriggio di maggio.
Solo che si trattava della villa superiore, ai piedi della scalinata, dovresti trovarla.
 Io con tre donne anziane eravamo lì sotto l'abete dei 'Turra' ad aspettare...
Ciao, Anna (Giovanna).


venerdì 2 gennaio 2015