domenica 27 dicembre 2015

E' NATO IL MIO "CUGINETTO" EDOARDO...



E' nato EDOARDO, meraviglioso bimbo, mio cuginetto! Mia cugina Anna, la giovane nonna, assieme alla sorellina di Edoardo che si chiama Zoe, sono felicissime! E siccome Zoe si sta divertendo a giocare a Biancaneve e i 7 nani con Anna, dedico a tutti UNA BELLA IMMAGINE DI WALT DISNEY ed il mio quadro che avevo realizzato tempo fa. . .per altri miei nipoti forse per Roberto, figlio di mia sorella Patrizia, ora medico. .





venerdì 25 dicembre 2015

CONTINUANDO CON LE FESTIVITA'.....


.... TRA UN PO' ANCHE LE DECORAZIONI SI RIPORRANNO PER IL PROSSIMO NATALE!!!

MA INTANTO...

QUEST'ANNO GLI AUGURI DI BUON ANNO 2016 ARRIVANO CON UN GROSSO BACIO!!!

sabato 12 dicembre 2015

POESIA DI GIOVANNA GRAZIAN

Aspettando Natale



E' l'ora del crepuscolo
il cielo, laggiù è infuocato
il grande abete rosso
nella piana illuminata
mi trova stupita e impreparata.
Arrivano fin quassù: echi, canti
per gioco risuonano distanti;
cori di generosi pensionati
tradizioni immutate
di anno in anno rispolverate.
Flauti, trombe, bande svariate
brandelli di note,
strumenti, melodie, composizioni
che penetrano il pulsare distratto...
e avanza la notte.
Odore di muschio, profumo di calicantus
folate, sibili di vento
e di cuccioli il lamento,
silenzi ovattati.
Mi scuoto e sento già palpabile
vibrare nell'aria l'attesa
del grande evento.
(Giovanna Grazian)

lunedì 30 novembre 2015

Buon RELAX





- Alice: Per quanto tempo è per sempre?

- Bianconiglio: A volte, solo un secondo.
 



DIPINTO DI STEVE HANKS

giovedì 12 novembre 2015

AMO FAR SENTIRE LE PERSONE IMPORTANTI PERCHE' TUTTI LO MERITANO...



IL REGALO PIU' GRANDE CHE TU POSSA FARE A QUALCUNO E' IL TUO TEMPO PERCHE' QUANDO REGALI A QUALCUNO IL TUO TEMPO, REGALI UN PEZZO DELLA TUA VITA CHE NON TORNERA' MAI PIU' INDIETRO.

sabato 7 novembre 2015

Laurea di mio nipote Francesco Rizzato in Economia e Diritto all'Università degli Studi di Padova

Francesco con la sua bella famiglia: da sinistra Stefano, mia sorella Patrizia la mamma, Francesco, Roberto ed Alessio il papà.
Congratulazioni!!!!


Francesco ed i fratelli

martedì 13 ottobre 2015

Disegni di Bruno Testolin



SONO ESPOSTI I DISEGNI A MATITA DI MIO COGNATO BRUNO TESTOLIN PRESSO IL BOCCONCINO CAFFE' DI VIA IV NOVEMBRE A VICENZA....(ORE 7,00 - 19,00 ESCLUSO SABATO POMERIGGIO E DOMENICA)
SHARON STONE


PARIS HILTON


 ED ALTRI ANCORA...

BRUNO ERA UN BRAVO FALEGNAME  ED UN RESTAURATORE DI MOBILI ANTICHI...ULTIMAMENTE SI DILETTA CON IL DISEGNO....

domenica 4 ottobre 2015

LA GITA IN VAL DI VALLES - RACCONTO DI MIO CUGINO BRUNO MARANGONZIN

La gita in Val di Valles 
di Bruno Marangonzin
"Non si vede nel ciel là tra le nubi che un cinereo lembo"....
mentre D'Annunzio scriveva "Non si vede del mar là tra le dune
che un cinereo lembo"...

Al mattino una leggera pioggia ed un cielo plumbeo non lascia presagire niente di buono per il resto della giornata.
Si parte dopo aver atteso il pullman per quindici minuti, giusto il tempo per dar modo ai ritardatari di congiungersi al gruppo.

In corriera ci si conta, non siamo in tanti, qualcuno sussurra "pochi ma buoni.
Del resto dopo un lungo periodo di cattivo tempo e le previsioni della giornata sfavorevoli avevano fatto sì che diverse persone rinunciassero alla gita.
Si procede speditamente per la "Valsugana"...

ed a Trento si entra in autostrada.
Ormai sono trascorse due ore dalla partenza e l'autonomia della terza età per la "sosta caffè" sta per scadere.
Ci si ferma all'autogrill e tutti, dimenticando le bevande, si precipitano alla toilette; il caffè viene dopo!
Si riparte e guardando in alto!
Dopo meno di un paio d'ore si arriva a Val di Valles, quota 1350, il pullman non può più procedere.

Dei pulmini portano le persone ai 1750 metri del rifugio o chi preferisce, la maggioranza, a piedi per il sentiero.
Quando scendo, vestito dalla canottiera al giubbino, tutto rigorosamente in cotone, o acrilico, mi accorgo di aver freddo.
Non so come fare ma a qualcuno devo dirlo.
Si passa parola ed una gentile persona, mossa a compassione, estrae dal suo capiente zaino un gilet in pile evitandomi così un sicuro malanno.
Il sentiero s'inerpica con una notevole pendenza; si procede ad ordine sparso.
I ritardatari sono assistiti da un efficiente servizio "scopa".
Un vorticoso ruscello alimentato da tante piccole cascate ci accompagna per quasi tutto il percorso.
La vista dell'acqua, unita al notevole rumore della stessa, fa sì che alcuni con il pretesto di vedere se ci sono funghi, s'inoltrino nel bosco fino a scomparire dalla vista altrui per una nuova "sosta caffè".
Le nubi nel frattempo avevano fatto posto a squarci sempre più estesi di azzurro lasciando intravvedere un bel sole che illuminava un maestoso scenario da togliere il fiato, anche per la fatica che incominciava a farsi sentire.
Strada facendo vengo a sapere che sono l'unico ad aver portato da casa il pasto al "sacco", tutti pranzano al rifugio.
Mi sento a disagio, portare di ritorno i numerosi panini e bibite dello zainetto un po' mi scoccia.
Entro nel rifugio ed affabili persone della compagnia mi fanno accomodare al loro tavolo.
Ringrazio e scelgo il posto meno in vista, nell'angolo della panchina.
Loro ordinano le specialità del luogo ed io, il solo "portoghese" del gruppo, con una buona dose di faccia tosta, domando un piatto vuoto pensando così che le inevitabili briciole del panino non vadano a ricoprire la tavola.

Una signora mi offre un gustoso "canederlo" e questo mi mette a mio agio, anch'io sto pranzando come loro, o quasi, perché il panino in men che non si dica sparisce dentro alla mia bocca.
La gassosa portata da casa la tengo accuratamente nascosta dietro il sedere e me ne verso nel bicchiere di plastica al momento più opportuno.
Il sole splende alto nel cielo e dopo qualche tempo a godere di questo si scende fino al pullman.
La discesa, inutile dirlo, non è faticosa anche se le gambe ne risentono.
A pochi chilometri da Bressanone si visita l'abbazia di Novacella, un luogo veramente bello e notevolmente vasto.

La biblioteca con i suoi ventimila libri e manoscritti impressiona un po'.
ABBAZIA DI NOVACELLA - BIBLIOTECA

Documenti originali testimoniano che i signorotti del tempo, a volte, dopo una vita dissoluta e peccaminosa, si compravano un pezzetto di paradiso con le indulgenze fatte di grandi lasciti in terreni e fabbricati, o in denaro sonante.
Questo è stato uno dei motivi della scissione dalla chiesa cattolica dell'abate Martin Lutero.
Non posso esimermi da un piccolo accenno alla chiesa.
All'esterno l'architettura è semplice ma quando si varca la porta d'ingresso e si guarda in particolare il soffitto, si rimane esterrefatti da tanta ricchezza di addobbi, stucchi, pitture e marmi da assomigliare a mio parere, più che ad un luogo di culto, ad uno dei grandi saloni delle feste di varie corti europee.
INTERNI ABBAZIA
Quando penso alla povertà del tempo tutto questo mi sembra un po' stonato.
Nel viaggio di ritorno tutto fila liscio.
In conclusione una gran bella gita, una bellissima giornata ed un particolare grazie a Luciano & Luciana per aver promosso questo e fatto da guida a noi tutti in questa incantevole vallata.
Mi spiace, peccato per gli assenti.

(Bruno Marangonzin)


domenica 27 settembre 2015

IL TRAMONTO DI SETTEMBRE - RACCONTO DI GIOVANNA GRAZIAN

Il tramonto di settembre
di Giovanna Grazian (Anna)


 Sono qui, nel lettino da spiaggia a tre metri dalla battigia, con il rumore calmo del mare, che oggi è di una tranquillità insolita. Dopo il vento dei giorni scorsi, ora sembra che di bufere non ne arrivino più.
 Una settimana fa, il giorno prima che arrivassi  - mi hanno detto - chi ha vissuto l’evento è stato uno spauracchio.
Improvvisamente, si è levato un vortice di sabbia e sono volati gli ombrelloni.
 Alcuni si sono riparati dentro le cabine ripostiglio, altri presi dal panico si sono gettati a terra, taluni gridavano; i gabbiani si sono abbassati emettendo strani sibili: un finimondo che ha lasciato attoniti i presenti.
 La natura sembrava impazzita, irreversibilmente impazzita, senza nessuna avvisaglia si era capovolto tutto. Qui lo rammentano tutti i giorni il fatto, temendo si ripeta una seconda volta.
 Ho con me un libro, un romanzetto romantico che me lo porto dietro da una settimana, e sono ancora alla terza pagina.
 Mi sembra un sacrilegio stare china su un libro e perdermi il tutto che mi circonda.
 Osservare il mare calmo mi fa bene. Fa bene al mio spirito, al mio corpo, alla mia mente. Fa bene agli uomini, ai bambini che vedo indaffarati  con palette e secchielli, stampini e formine nell’eterno gioco con l’acqua e la sabbia.
 Le onde ritmate e spumeggianti che arrivano a riva  sembrano chilometri di merletti bianchi, lavorati a chiacchierino.
 Andrea, il nostro bagnino, ha fatto salire due bambini meno fortunati, con le loro madri nel pattino di salvataggio. Si è inoltrato al largo, abbastanza in giù, fino a dove era consentito dalla boa galleggiante. Sono stati inseguiti da due gabbiani che volavano a pelo d’acqua, forse speravano in un lauto pranzo.
 Non è la prima volta che i nostri amici portano il pane dei tavoli avanzato per loro.
 Una decina di barche a vela si allontanano spedite dal venticello che soffia al largo; spiccano le vele bianche nell’intenso blu del mare; il cielo è cosparso di cirri immacolati, sembra che una fabbrica di cotone abbia lasciato cadere l‘intero prodotto di un anno, nel cielo azzurro.
 Ora si staglia ad est la sagoma di un pesce gigante. Lo osservano in tanti : è un pesce grosso, steso in orizzontale, appena più bianco nello sfondo del cielo, ora azzurro chiarissimo.
 Non mi accorgo neppure che il sole sta calando verso ovest, i raggi hanno diminuito l’intensità del calore e il pomeriggio volge al termine.
 Sono i giorni più belli a mio parere dell’estate: i primi di settembre. Ora la bassa marea ha formato una specie di piscina vicinissima a noi, poi una striscia di sabbia, più in là la battigia. I bambini sono indaffarati ora, a concludere il loro castello. Stanno appoggiando sopra le torri una processione di conchiglie. I soliti due gabbiani reali atterrano lentamente vicino alle mura del capolavoro, come a dare il loro consenso sull’opera d’arte.
 Due ragazzi stanno stendendo  l’asciugamano davanti a noi.     Dopo una breve occhiata - segno che gli diamo fiducia - si tolgono gli indumenti, l’orologio, lei gli occhiali che infila dentro la tasca dello zaino, infine raccoglie i lunghi capelli lisci con un forchettone e si avviano in mare.
 Sono due ragazzi normalissimi, né belli  né brutti, lei ha una carnagione talmente chiara che sembra non si sia mai esposta al sole. E’ come si guardano negli occhi, la tenerezza, l’intesa e la dolcezza con cui si allontanano che mi induce a seguirli per tutto il tempo che rimangono in acqua.

Arrivano dove l’acqua  copre i loro fianchi e lui si getta per primo, poi fa una capriola a testa in giù.
 Riemerge con i piedi all’insù, lei si avvicina e lo abbraccia. Quindi ancora è lui a  tuffarsi, e nuovamente riemerge e con due passi l’attira a sé, poi la incoraggia a fare altrettanto e ora  si getta pure lei a dorso, sotto lo sguardo attento di lui.
 Questione di tre minuti ed è ancora lui, adesso ad abbracciarla stretta stretta, sembra non si stacchino più. Continuano con questo gioco del lasciarsi e del riprendersi.
 Mi fa bene guardarli, sento che con queste visioni si può ancora credere che l’amore esiste e può tutto. Esistono loro due soli al centro dell’universo, esistono due esseri che si amano, si cercano, si desiderano.
 Ora stanno uscendo lentamente e si avvicinano mano nella mano. Si stendono e incuranti di tutto si sussurrano qualcosa, forse si giurano amore eterno, stanno ora scrivendo delle parole sulla sabbia; magari una data o semplicemente un’ora: l’ora del tramonto de settembre. Un attimo eterno.   Perché no?
 Un ragazzino si avvicina e mi fa vedere dentro un secchiello un anemone di mare appena trovato. E’ un piccolo coso marrone, con dei tentacoli leggeri che si muovono debolmente. Non ne avevo mai visti.
 Lo fa vedere anche ai due ragazzi stesi a terra, i quali sorridono e ritornano vicini. Hanno tante cose da dirsi.
 Fra cent’anni prevedo, saranno ancora qui a sussurrarsi eterno amore. Le eccezioni esistono e loro hanno tutti i requisiti per arrivarci.
 Anche Andrea, con la tavola  rossa remando si avvicina; le due mamme che tengono stretti i loro bambini sorridono assieme a loro, allontanarsi per un po’ dalla terra ferma ha fatto  bene; l’acqua verde bottiglia  in cui hanno immerso i piedi al largo è risultata benefica; il ragazzo pieno di vita, nei suoi vent’anni ci ha fatto trascorrere ore liete e gaie a tutti noi. L’orologio del campanile  a piccoli mattoncini rossi della basilica di Grado, sta battendo sei colpi.
 Le barche della scuola di vela stanno rientrando, gli ultimi nuotatori si avvicinano a poderose bracciate, i soliti gabbiani si posano a salutare, emettendo grida di arrivederci; la ragazza dalla pelle diafana sta accarezzando la spalla del suo uomo.
 Quella canzone di una volta diceva: “Il tramonto è l’ora dell’amore!”


 Il cielo è ora infuocato, assomiglia all’amore di questi due ragazzi che mi hanno fatto capire delle meraviglie che ci sono nella terra. Basta saperle cogliere!
(Giovanna Graziana)

lunedì 21 settembre 2015

Le Nozze delle mie sorelle e fratello...

1970
Mia sorella maggiore Rita, accompagnata da papà, il giorno del suo matrimonio 1970.
Io e la sorellina Patrizia che facciamo le damigelle con i fiori...
Dietro a tutti si intravedono la cugina Bruna ed il cugino Fiorito.
p.s. vorrei che un calorosissimo abbraccio avvolga sempre Rita, così buona, umile, dignitosa... ora nella sua lunga e tribolata malattia gravemente invalidante...
BACI...
Rita e Bruno e tutta la nostra famiglia


Poi, sotto, il Matrimonio della sorella Tina e Giancarlo 1972

... gli sposi assieme alla nonna Caterina


Quindi il Matrimonio di Paolo ed Elena 1979

Quindi il mio Matrimonio 1979 Arianna e Livio

ed infine quello della sorella minore Patrizia ed Alessio 1985
Papà che accompagna Patrizia e si intravedono da sinistra la mamma, Rita e zia Lina...
Patrizia ed Alessio