domenica 27 settembre 2015

IL TRAMONTO DI SETTEMBRE - RACCONTO DI GIOVANNA GRAZIAN

Il tramonto di settembre
di Giovanna Grazian (Anna)


 Sono qui, nel lettino da spiaggia a tre metri dalla battigia, con il rumore calmo del mare, che oggi è di una tranquillità insolita. Dopo il vento dei giorni scorsi, ora sembra che di bufere non ne arrivino più.
 Una settimana fa, il giorno prima che arrivassi  - mi hanno detto - chi ha vissuto l’evento è stato uno spauracchio.
Improvvisamente, si è levato un vortice di sabbia e sono volati gli ombrelloni.
 Alcuni si sono riparati dentro le cabine ripostiglio, altri presi dal panico si sono gettati a terra, taluni gridavano; i gabbiani si sono abbassati emettendo strani sibili: un finimondo che ha lasciato attoniti i presenti.
 La natura sembrava impazzita, irreversibilmente impazzita, senza nessuna avvisaglia si era capovolto tutto. Qui lo rammentano tutti i giorni il fatto, temendo si ripeta una seconda volta.
 Ho con me un libro, un romanzetto romantico che me lo porto dietro da una settimana, e sono ancora alla terza pagina.
 Mi sembra un sacrilegio stare china su un libro e perdermi il tutto che mi circonda.
 Osservare il mare calmo mi fa bene. Fa bene al mio spirito, al mio corpo, alla mia mente. Fa bene agli uomini, ai bambini che vedo indaffarati  con palette e secchielli, stampini e formine nell’eterno gioco con l’acqua e la sabbia.
 Le onde ritmate e spumeggianti che arrivano a riva  sembrano chilometri di merletti bianchi, lavorati a chiacchierino.
 Andrea, il nostro bagnino, ha fatto salire due bambini meno fortunati, con le loro madri nel pattino di salvataggio. Si è inoltrato al largo, abbastanza in giù, fino a dove era consentito dalla boa galleggiante. Sono stati inseguiti da due gabbiani che volavano a pelo d’acqua, forse speravano in un lauto pranzo.
 Non è la prima volta che i nostri amici portano il pane dei tavoli avanzato per loro.
 Una decina di barche a vela si allontanano spedite dal venticello che soffia al largo; spiccano le vele bianche nell’intenso blu del mare; il cielo è cosparso di cirri immacolati, sembra che una fabbrica di cotone abbia lasciato cadere l‘intero prodotto di un anno, nel cielo azzurro.
 Ora si staglia ad est la sagoma di un pesce gigante. Lo osservano in tanti : è un pesce grosso, steso in orizzontale, appena più bianco nello sfondo del cielo, ora azzurro chiarissimo.
 Non mi accorgo neppure che il sole sta calando verso ovest, i raggi hanno diminuito l’intensità del calore e il pomeriggio volge al termine.
 Sono i giorni più belli a mio parere dell’estate: i primi di settembre. Ora la bassa marea ha formato una specie di piscina vicinissima a noi, poi una striscia di sabbia, più in là la battigia. I bambini sono indaffarati ora, a concludere il loro castello. Stanno appoggiando sopra le torri una processione di conchiglie. I soliti due gabbiani reali atterrano lentamente vicino alle mura del capolavoro, come a dare il loro consenso sull’opera d’arte.
 Due ragazzi stanno stendendo  l’asciugamano davanti a noi.     Dopo una breve occhiata - segno che gli diamo fiducia - si tolgono gli indumenti, l’orologio, lei gli occhiali che infila dentro la tasca dello zaino, infine raccoglie i lunghi capelli lisci con un forchettone e si avviano in mare.
 Sono due ragazzi normalissimi, né belli  né brutti, lei ha una carnagione talmente chiara che sembra non si sia mai esposta al sole. E’ come si guardano negli occhi, la tenerezza, l’intesa e la dolcezza con cui si allontanano che mi induce a seguirli per tutto il tempo che rimangono in acqua.

Arrivano dove l’acqua  copre i loro fianchi e lui si getta per primo, poi fa una capriola a testa in giù.
 Riemerge con i piedi all’insù, lei si avvicina e lo abbraccia. Quindi ancora è lui a  tuffarsi, e nuovamente riemerge e con due passi l’attira a sé, poi la incoraggia a fare altrettanto e ora  si getta pure lei a dorso, sotto lo sguardo attento di lui.
 Questione di tre minuti ed è ancora lui, adesso ad abbracciarla stretta stretta, sembra non si stacchino più. Continuano con questo gioco del lasciarsi e del riprendersi.
 Mi fa bene guardarli, sento che con queste visioni si può ancora credere che l’amore esiste e può tutto. Esistono loro due soli al centro dell’universo, esistono due esseri che si amano, si cercano, si desiderano.
 Ora stanno uscendo lentamente e si avvicinano mano nella mano. Si stendono e incuranti di tutto si sussurrano qualcosa, forse si giurano amore eterno, stanno ora scrivendo delle parole sulla sabbia; magari una data o semplicemente un’ora: l’ora del tramonto de settembre. Un attimo eterno.   Perché no?
 Un ragazzino si avvicina e mi fa vedere dentro un secchiello un anemone di mare appena trovato. E’ un piccolo coso marrone, con dei tentacoli leggeri che si muovono debolmente. Non ne avevo mai visti.
 Lo fa vedere anche ai due ragazzi stesi a terra, i quali sorridono e ritornano vicini. Hanno tante cose da dirsi.
 Fra cent’anni prevedo, saranno ancora qui a sussurrarsi eterno amore. Le eccezioni esistono e loro hanno tutti i requisiti per arrivarci.
 Anche Andrea, con la tavola  rossa remando si avvicina; le due mamme che tengono stretti i loro bambini sorridono assieme a loro, allontanarsi per un po’ dalla terra ferma ha fatto  bene; l’acqua verde bottiglia  in cui hanno immerso i piedi al largo è risultata benefica; il ragazzo pieno di vita, nei suoi vent’anni ci ha fatto trascorrere ore liete e gaie a tutti noi. L’orologio del campanile  a piccoli mattoncini rossi della basilica di Grado, sta battendo sei colpi.
 Le barche della scuola di vela stanno rientrando, gli ultimi nuotatori si avvicinano a poderose bracciate, i soliti gabbiani si posano a salutare, emettendo grida di arrivederci; la ragazza dalla pelle diafana sta accarezzando la spalla del suo uomo.
 Quella canzone di una volta diceva: “Il tramonto è l’ora dell’amore!”


 Il cielo è ora infuocato, assomiglia all’amore di questi due ragazzi che mi hanno fatto capire delle meraviglie che ci sono nella terra. Basta saperle cogliere!
(Giovanna Graziana)

lunedì 21 settembre 2015

Le Nozze delle mie sorelle e fratello...

1970
Mia sorella maggiore Rita, accompagnata da papà, il giorno del suo matrimonio 1970.
Io e la sorellina Patrizia che facciamo le damigelle con i fiori...
Dietro a tutti si intravedono la cugina Bruna ed il cugino Fiorito.
p.s. vorrei che un calorosissimo abbraccio avvolga sempre Rita, così buona, umile, dignitosa... ora nella sua lunga e tribolata malattia gravemente invalidante...
BACI...
Rita e Bruno e tutta la nostra famiglia


Poi, sotto, il Matrimonio della sorella Tina e Giancarlo 1972

... gli sposi assieme alla nonna Caterina


Quindi il Matrimonio di Paolo ed Elena 1979

Quindi il mio Matrimonio 1979 Arianna e Livio

ed infine quello della sorella minore Patrizia ed Alessio 1985
Papà che accompagna Patrizia e si intravedono da sinistra la mamma, Rita e zia Lina...
Patrizia ed Alessio

sabato 29 agosto 2015

VIDEO GITA MARANO LAGUNARE (della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia) - GITA 2010 CON I 50ENNI....I NATI DEL 1960....

  








La cosiddetta Torre Millenaria, alta 32 metri, di cui si hanno le prime notizie nel 1066 è probabile che in principio fosse stata una torre d'avvistamento.







I CELEBRI "CASONI"


mercoledì 19 agosto 2015

Ricetta di Francesca Z. - Torta di pere e cioccolato

Durante un'amichevole e serena serata con alcuni amici, Francesca mi regala la sua ricetta di questo dolce favoloso e morbidoso...oltre ad avermelo portato materialmente per l'assaggio!

INGREDIENTI:
  • 3 hg. farina 00
  • 1,5 hg cioccolato fondente grattugiatograttugiato
  • 1 hg. burro a temperatura ambiente
  • 2 hg. zucchero
  • 1 vasetto yogurt naturale 1 fialetta di vanillina
  • 1 bustina lievito
  • 1 bicchiere di latte
  • 3 uova
  • 4/5 pere abate
COMPOSIZIONE:

  1. sciogliere il burro con il cioccolato fondente
  2. aggiungere lo zucchero
  3.   "     yogurt
  4.    "    latte
  5.    "    uova
  6.    "    vanillina
  7.    "    farina
  8.    "    lievito
  9.    "    pere tagliate a fettine
  10.    MESCOLARE IL TUTTO e mettere alcune fettine sopra il composto da infornare
INFORNARE A 170 ° PER 75' MINUTI DI COTTURA




a cottura ultimata e raffreddato leggermente, il dolce va cosparso di zucchero a velo.

domenica 9 agosto 2015

mercoledì 29 luglio 2015

In riva al mare....ricordo

Anche lontano dal mare,
ho un po’ di mare nei miei occhi
a mandare riflessi azzurri.
(Julieta Dobles - scrittrice Costa Rica)

sabato 4 luglio 2015

GIOVANNA GRAZIAN - RACCONTO "L'ALTRO PORTO" (2001)




E’ un racconto di viaggio molto particolare, quello di Giovanna Maria Grazian (che è stato anche scelto per un numero della rivista specializzata DM Distrofia Muscolare). Certo, un modo sensibile e intelligente di impiegare il proprio tempo libero, partendo però non dalla propria casa, ma da un istituto di cura a Grado, sull’alto Adriatico.
......ci muoviamo con lei per le stradine della graziosa località friulana, imbarcandoci alla fine alla ricerca di luoghi magici e silenziosi....



Oggi il piccolo porticciolo è calmo, silenzioso, immobile. Una quarantina di barche ancorate al sicuro nella darsena soggiornano in tutto l’inverno; per lo più sono di proprietà di facoltosi austriaci e tedeschi, disposti a pagare un affitto cospicuo, poiché il posto è privato e la domanda è alta.
L’insegna a caratteri grandi mi fa intuire che lì ci sta pure una scuola a vela. Mi hanno spiegato che queste barche sono di vari tipi: alcune di plastica a prezzo modico, altre di mogano, con rifiniture di acciaio di prezzo elevato. E’ come avere un mobile di palissandro fatto in serie e un altro di noce lavorato a mano. I gabbiani amano posarsi in alto, sulla cima dove più in su sta una minuscola antenna; piccole bandierine pendono dai fili degli alberi, alcuni alti dieci metri, altri più bassi, essenziali per capire da dove proviene il vento.

Questa è l’uscita secondaria, la principale è a sud al lato opposto. Lo osservo dalla mia camera, di qua della cancellata: un altro porto. L’alta siepe di foglie fitte e fiori bianchi, ora in piena fioritura, nasconde in parte l’andirivieni di queste altre barche monoposto, qualcuna azionata a motore.
A duecento metri la diga, ovvero la passeggiata lungomare; un grosso lavoro compiuto dagli austriaci all’inizio del secolo. Sul finire del marciapiede, dove termina lo sbarramento, una piattaforma rialzata: una trincea ricordo dell’ultima guerra. L’uomo ha fermato la forza dall’assalto del mare, con una massicciata voluminosa. L’acqua prima entrava nel centro storico, distruggendo e corrodendo le case tra le calli. C’è una forte somiglianza di questa parte interna di Grado con Venezia.
Stormi di colombi e di gabbiani se ne stanno oggi addormentati, al primo sole di maggio e così pure qualche ragazza ha tolto gli abiti per un primo bagno di sole, distesa su un largo masso.
Ieri, assistendo alla messa nella basilica di Sant’Eufemia, ho visto che nei secoli è stata ricostruita quasi interamente per ben tre volte, a causa di queste terribili tempeste che devastano tutto. Il coro - tutti uomini - che accompagnava le liturgie in latino, alla fine ha interpretato una canzone, cavallo di battaglia del posto, Madonnina del mare, con grande sentimento. Eravamo in tanti ad asciugarci una lacrima. Le letture sono state recitate in lingua tedesca per i tanti turisti abituali presenti. Qui la devozione alla Vergine è molto sentita: la si ritrova all’interno delle stradine, labirinti di calli e campielli, con altarini in anfratti angusti, disposti con candide tovaglie e fiori freschi. 

Testimoniano che i gradesi sono stati un popolo di pescatori che fino all’inizio del secolo hanno conosciuto la miseria più nera: incursioni di pirati e pestilenze. Un medico fiorentino diede l’avvio alla fortuna turistica, nel filone delle cure termali, convinto che il clima e la sabbia fossero ottimali.
Il pomeriggio tiepido, il cielo sereno, ci hanno indotti ad un’escursione verso Barbana, piccola isola raggiungibile in venti minuti, con il suo santuario mariano di architettura anticheggiante del Duecento, dalla splendida cupola azzurra e dal campanile che spicca a distanza. La Vergine è considerata la protettrice della città e la prima domenica di luglio si ripete la suggestiva processione del “Perdon di Barbana”, per sciogliere un voto contratto sin dai tempi antichi a scongiurare una terribile catastrofe. 
Il santuario (dell'isola di Barbana) è oggi custodito dai frati minori francescani. Intorno molto verde e anche uno splendido giardino con una larga varietà di rose e fiori stagionali. Una grande calma regna in questa oasi sacrale; qui si può pernottare estraniandosi dalla vita frenetica della città.
Ritornando con la piccola barca fiancheggiando uno spiazzo di terraferma, ci accompagna un cospicuo numero di gabbiani e molti si avvicinano ai bordi.

Roberta, dalla risata contagiosa, aveva provveduto alla scorta di pane e di spicchi di arancia che loro dimostrano di gradire. Ci ringraziano sfiorandoci le mani con voli morbidi e acrobatici fino al limite del canale di sbarco. Il sole inonda la scena di questo pomeriggio inoltrato, assente di turismo di massa. Per questo abbiamo assaporato il panorama circostante, godendo appieno l’escursione. L’ultimo gabbiano volteggia e se ne torna al suo territorio, raggiungendo il gruppo.
Noi facciamo ritorno al nostro porto. Lì ci stanno coloro che si limitano a vedere il cielo dalla finestra. Un pezzettino di cielo: si accontentano del nostro racconto. Un volo di gabbiano, di tanto in tanto.


Giugno 2001


di Giovanna Maria Grazian


(durante il soggiorno fisioterapico a Grado di Giovanna)

mercoledì 24 giugno 2015

Sacra Sindone ricamata da mia sorella Tina


Impressionante ma bellissima la tela di canapa ricamata da mia sorella Tina (da lei fotografata sul suo cellulare) e donata alla Parrocchia Immacolata Concezione di Vicenza - Comunità di Anconetta

sabato 13 giugno 2015

AL MARE.....1965

Avevo cinque anni quando vidi il mare per la prima volta.
E me ne innamorai...tanto che stavo sempre in acqua. Anche se mamma mi richiamava a riva, io facevo finta di non sentire.
Nella foto, a sinistra, mia sorella Patrizia e a destra io, che sbattevo le gambe continuamente in acqua...
I preparativi per le vacanze a Jesolo-Venezia furono frenetici; dopo aver acquistato la stoffa tipo asciugamano di color lilla, mia sorella Tina e la mamma si misero a confezionare dei parei per la spiaggia, giacchine per me e la sorellina, borsette per la spiaggia, costumini....tutto quanto con colori "pendant"!
La "Pensione al Giglio" che forse ora non c'è più, era a conduzione familiare, e si respirava veramente aria di casa. Mi volevano far mangiare, cosa che un po' detestavo perché dovevo giocare, ma tutto sommato ho un bellissimo ricordo....