mercoledì 21 marzo 2018

Il libro di poesie a più mani...alle quali ho partecipato anch'io, scaturite dall'iniziativa dell'artista Carla Colombo


marzo 2018 
Frammenti emozionali

Non vedo l'ora di riceverlo!
Anche perché sono accluse pure un paio di nostre poesie originali, oltre a quelle composte insieme agli altri autori.
Chi volesse acquistarlo deve rivolgersi via email a:
carla_colombo@libero.it 
versando come segue.

LA TERZA RACCOLTA DI POESIA DI CARLA COLOMBO CON AUTORI VARI - eseguita a più mani a più cuori - Se siete interessati all'acquisto, potete provvedere tramite POST PAY COLOMBO CARLA 5333 1710 1388 5393 IBAN IT36J0760105138205516205519 oppure tramite BONIFICO BANCARIO COLOMBO CARLA IT68S0306951531100000009257 - COSTO € 13,00 cadauno. 
SPESE DI SPEDIZIONE A CARICO DELLA GENTILE CARLA COLOMBO.

lunedì 19 marzo 2018

Festa del Papà

  • Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza. (Umberto Eco)

Firenze 3

Cattedrale di Santa Maria in Fiore - Cupola del Brunelleschi affrscata

La Primavera del Botticelli

I conti di Urbino, Federico da Montefeltro e la sposa, ritratti da Piero della Francesca

Il Tondo Doni, opera di Michelangelo Buonarroti, che ritrae la Sacra Famiglia con San Giovannino.

Venere di Tiziano Vecellio

Annunciazione di Leonardo

Il Battesimo di Cristo del Verrocchio, Maestro di Leonardo da Vinci

Firenze 2

Scorcio, proseguendo nel vicoletto subito a destra di Piazza della Signoria, vicino Statua Giambologna
Tra le altre, la celebre Statua a destra del Ratto delle Sabine dell'artista Giambologna
La statua dorata, in alto, dedicata alle vittime dell'attentato terroristico del 1993, atto a colpire il Museo degli Uffizi.
Mercato del Porcellino (o della Paglia) con la fontana del Porcellino che si trova più all'interno

Basilica di Santa Croce e Statua dedicata a Dante all'esterno
All'interno le Tombe degli Illustri, come quella dedicata a Galileo Galilei
Con il gruppo attento alle informazioni della guida Claudia

La statua nel Ponte Vecchio dedicata al Maestro Benvenuto Cellini da parte degli Orafi di Firenze

E la veduta del Ponte dalle finestre della Galleria degli Uffizi

Sotto, la Stanza detta Tribuna degli Uffizi dove i Medici conservavano, a rotazione, le loro collezioni preziose

domenica 18 marzo 2018

Firenze

Piazza della Signoria con Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze e inizio Museo degli Uffizi
Livello acque straripate dal Fiume Arno durante la grande alluvione del 1966, qui davanti alla storica Biblioteca di Firenze
Da Ponte Vecchio
Battistero, Cattedrale e Campanile
Statua equestre dedicata a Cosimo I de' Medici
Davanti al Museo degli Uffizi
La Vergine, detta "Maestà", di Cimabue

La nascita di Venere del Botticelli

Bacco di Caravaggio e, sotto, la sua Medusa

La Madonna del Cardellino e l'Autoritratto di Raffaello Sanzio


venerdì 16 marzo 2018

Compleanno della sorella minore, Patrizia

  • È stato troppo divertente crescere con te. Ti auguro tutta la felicità e la gioia per il tuo compleanno!💐🎂💌🌷🌹🌻💋❤

domenica 11 marzo 2018

Tempo (mia poesia)

Tempo

Fermati un attimo.
Rimani un po' di più in quel preciso istante.
Fammi respirare.
Rallenta.
Da fanciulla,
Non sembrava
Andassi così di fretta.
Dammi tregua,
In questa frenesia.

(Arianna Marangonzin)

sabato 10 marzo 2018

venerdì 9 marzo 2018

Centro di Vicenza

Corso Palladio verso Piazza Matteotti

Ponte degli Angeli in autunno
Scorcio da Stradella S. Giacomo verso il Corso Palladio
Palazzo Angaran a Ponte degli Angeli

Dispiace per il mancato decoro del muro, forse frutto di ragazzate, ma da un po' di tempo lancio sempre un'occhiatina su quel nome impresso, sarà che è un nome che mi piace...

mercoledì 7 marzo 2018

Racconto di Giovanna Grazian - "Chiamatela Ida"



Questo dipinto di Van Goghrealizzato nel 1885 e conservato al Museo omonimo di Amsterdam, raffigura un’ostetrica (come la protagonista del racconto sotto riportato): il tratteggio dei lineamenti è "sapiente", deciso nel descrivere il temperamento di chi era chiamata a fronteggiare i bisogni delle donne, soprattutto in un’epoca in cui soltanto la conoscenza empirica e l’esperienza potevano aiutare a risolvere le situazioni difficili legate alla gravidanza e alla nascita. 


Chiamatela  Ida

 (di Giovanna Grazian)


Eravamo appena entrati nel novecento e le contrade arrampicate sui monti erano animate da tanti bambini.  Le casupole di Mare, Lore e Mortisa avevano le porte scalcagnate, spesso rosicchiate dai topi;  le entrate erano rivolte a sud ed il sole era la vitamina gratuita. La carne veniva  consumata  nelle feste importanti;  sempre che gli animali di cortile fossero sopravvissuti ai rigori dell'inverno e scampati alle prodezze di volpi e faine.
Genoveffa, 'la comare',  arrivava  allora a Lugo  (di Vicenza) dal padovano  dopo essere rimasta vedova con due figli piccoli, con determinazione studiò per divenire ostetrica. Prima era rimasta un paio di anni nel Basso Vicentino dove aveva conosciuto il secondo marito; preferì spostarsi in alta collina e iniziare la professione, dopo aver vinto il concorso.
Nel frattempo nacquero altri tre maschi, due gemelli: Romolo e Remo.
Con la sua valigetta si spostava anche nelle frazioni più lontane lasciando i suoi figli ad una parente; i due più grandi  rimasti a Padova  dai nonni.
Se una donna era primipara rimaneva  due tre notti con lei, impartendole consigli e insegnamenti  preziosi.
Aveva sempre con sé un cartoccio con  un po' di miscela di caffè da somministrare alla puerpera dopo l'immane fatica...
Un giorno arrivò da Padova  una triste notizia. 
Ida, la sua figlia di vent'anni  era morta, forse di tifo e lei non poté soccorrerla. Questo fu il dolore più grande che la levatrice conobbe.
In seguito quando le partorienti  le chiedevano come ricompensarla, se era una bambina, Genoveffa rispondeva:  "Chiamatela  Ida" .
Lei concluse la sua collaborazione con il  Comune dopo 47 anni di servizio e la fortuna l'assistette sempre: nessun nascituro  rimase orfano della mamma.

Negli ultimi anni si concesse un calesse con un pony e lei a volte faceva salire i bambini dei monti, per brevi tratti intorno le contrade dove si recava anche nei  giorni successivi  al parto.

I  pronipoti sono ancora contraddistinti per 'Comaro' . La casa da lei costruita  è ancora là in collina e la nipote Ida conserva la medaglia d'oro  che il comune ha donato ai figli. 
Una donna che ha amato  il suo lavoro e si è spesa  con grande umanità e generosità.

L'ostetrica Genoveffa, nella foto

domenica 4 marzo 2018

Mimosa

Bellissimo il cuscino del negozio artigianale in Vicenza "Arte della maglia" .

Tra qualche giorno sarà anche la nostra festa, come mamma, figlia, sorella, nipote, zia, amica, parente, nonna, moglie, compagna.... È la festa di tanta gente, è la festa del cuore, del rispetto!❤😉🌻💐🌷🌹❤

giovedì 1 marzo 2018

Descrizione di mio padre Gino da parte di suo genero Alessio


Gino
Era del ’12 e andava per i settanta, in quei tempi.
Aveva roca la voce, perché le corde vocali erano andate a farsi benedire dal bisturi dell’otorinolaringoiatra: che di “Nazionali Semplici”, di “Celestine” , ne aveva fumate, forse, un po’ troppe.
Quando parlava bisognava stare attenti, per capire quello che diceva. Si "inrabbiàva", con Se Stesso, se non si spiegava bene. Un po’ alla volta smise di parlare e, intelligente, nel taschino portava sempre una matita e un blocchetto e, a chi non lo capiva, scriveva sul foglietto.
Aveva sempre il cappello in testa, uno per l’estate, un altro per le stagioni fredde.
Si sentàva in Piassa, davanti al “Bar Puddu e vardàva passare la gente. Lo salutavano tutti e, alle Donne, bonariamente e, quasi ad omaggiarle, sussurrava: “Ciao S-croa (Ciao furba...)”. Se altri, tale epitaffio avessero emesso, ritengo "stramuxùni" o altro sarebbe seguito; ma a Lui ciò era concesso, perché era buono, con tutti e oltremodo simpatico. Una faccia da prendere in giro, la Sua maschera, sempre contento e nel taculìn aveva sempre cinquantamila Lire.
Dei Suoi cinque Figli solo la Prima, la Rita, diceva essere di sicuro Sua (naturalmente sorridendo!). La Seconda era nata in tempo di Guerra ed era bionda e diceva che era di un Tedesco, che ce n’ erano qua, in Paese. Il Terzo era un Tòxo: secondo Lui era del Cappellano. Le ultime due non potevano essere Sue, scherzava, perché, a metà anni cinquanta, non avendo sorà l’acqua di bojo, che era nel caìn e avendosì con quella fatto il bidè… raccontava di “aversi bruxà i attributi” e, in tale contesto era impossibile che, anni dopo avessero di nuovo…. funzionato allo scopo. Scherzava sempre.
Ma tant’è che dal 41 al 62 di Figli ne battezzò cinque e li crebbe bene, scherzando e ridendo, anche quando c’era poco da ridere. Così si fa.
Era nato nel 1912 e di fame e di guerra ne patì ‘bastanza'. 
Della guerra, Grecia e Albania comprese, non parlò Mai. Mai!
(Qualcosa raccontò...con una lacrima ...) Era un Alpino, vero, che sapeva che troppi fatti e circostanze era meglio tacerli e vivere il tempo che passa, tenendo dentro di sè i tanti Morti e Sofferenze passate e le cerimonie e i festeggiamenti lascarli agli altri, che, magari, gnanca un giorno di militare avevano fatto.
Diceva che si era sposato perché sennò avrebbe dovuto pagare la tassa sul celibato e non aveva "s-chei e ‘lora è ‘ndato" trovare la Maria che poi lo ha sposato. A maridàrlo è stato un Parroco che poi è diventato Vescovo, ma quando era qua era solo don Giovanni Mocellini. Era un caldo dì di agosto del 1940. Il compare era il paròn delle pompe funebri. Sul carro funebre Lui è salito tante volte…. Ma sempre par davanti e, assieme al Suo Amico e con il carro funebre, andavano anche a giocare foraccio al bar.
Da Sposato abitò, per alcuni anni, insieme a Suo Fratello Bepi.
Un giorno i Due Fratelli ebbero a discutere della scarsa Quindicina che portavano a casa, dalla Cartiera, dove lavoravano a “rolo”, a Turno. Per fare rabiàre Bepi tirò fuori dalla busta tutta la paga e tenendo in mano le banconote si mise davanti el specio del camaròn e Gli disse: coi i s-chei specià combinemo la Coperativa, la Farmacia e anca el Becàro e i schei al di qua dello specchio i tegnèno n’altri. Bepi era preciso e meticoloso e si è rabiato tanto. Però si volevano molto bene anche la Maria e la Katy.
Un’altra volta Bepi Gli illustrava che la nuova fornèla, che avrebbe comprato al posto del fogolàre, faceva sparagnàre metà legna. Lui gli ha allora detto di averne già ordinate due di stufe… così le legne si sarebebro sparagnàte …. tutte. Bepi si "inrabbiò n’altra volta…".
Quasi tutti avevano ormai messo il campanello elettrico alla porta di casa per suonarlo e farsi aprire. Lui invece, che a tempo perso faceva il pittore: disegnò un campanello e anche il bottone, marrone, dentro il cerchio e sotto, al posto del nome della Famiglia, scrisse: “premere fischiando”.
Quando gli anni passarono, ma Lui comunque restò sempre distinto e bell’uomo, faceva le parole incrociate e se la definizione che trovava, ai vari orizzontali e verticali, non era giusta, ma aveva lo stesso numero di lettere, la metteva lo stesso e poi, in qualche modo compilava comunque tutto il cruciverba: in libera interpretazione. ‘Rivàva sera lo stesso e Lui era contento.
‘Na volta ha fatto la schedina del totocalcio, due colonne. Una partita era Inter-Cagliari: e spiegò: ” Ma vuto che dopo ‘ver fatto cussì tanta strada el Cagliari vaga a Milan per perdere : el sarìa sta casa pitosto; Metti due!”
Un giorno ha detto alla Sua Maria, "cojonàndola" (deridendola), che quando era Giovane Morosa, Gli sarebbe piaciuto “ Magnàrla di baci” e adesso si sente pentito di “non ‘verla magnà”.
Intorno aveva sempre nipoti e nipotine e andò a prenderli all’asilo finchè la salute lo permise. La Sua famiglia, aperta e cordiale, rimase sempre giovane grazie al continuo via vai di parenti e amici: un spettacolo di umanità e disponibilità, un esempio !
L’ultima delle Sue Figlie, andava a trovarla in bicicletta, una Graziella. Aveva male alle gambe e la Bicicletta , in discesa, Lo serviva come un motorìn e, in salita, Gli faceva da bastòn.
Era sempre contento e il Suo sorriso lo mantenne anche in quell’ultimo anno, di estrema sofferenza.
Poi andò lassù, a prendere ancora in giro, Suo Fratello Bepi e a dire:” ciao S-croe” alle Tante Lei che ‘na volta passavano per la Piassa e Gli sorridevano, perché era buono e simpatico!
Lessio da Lugo
7/02/18