sabato 4 luglio 2015

GIOVANNA GRAZIAN - RACCONTO "L'ALTRO PORTO" (2001)




E’ un racconto di viaggio molto particolare, quello di Giovanna Maria Grazian (che è stato anche scelto per un numero della rivista specializzata DM Distrofia Muscolare). Certo, un modo sensibile e intelligente di impiegare il proprio tempo libero, partendo però non dalla propria casa, ma da un istituto di cura a Grado, sull’alto Adriatico.
......ci muoviamo con lei per le stradine della graziosa località friulana, imbarcandoci alla fine alla ricerca di luoghi magici e silenziosi....



Oggi il piccolo porticciolo è calmo, silenzioso, immobile. Una quarantina di barche ancorate al sicuro nella darsena soggiornano in tutto l’inverno; per lo più sono di proprietà di facoltosi austriaci e tedeschi, disposti a pagare un affitto cospicuo, poiché il posto è privato e la domanda è alta.
L’insegna a caratteri grandi mi fa intuire che lì ci sta pure una scuola a vela. Mi hanno spiegato che queste barche sono di vari tipi: alcune di plastica a prezzo modico, altre di mogano, con rifiniture di acciaio di prezzo elevato. E’ come avere un mobile di palissandro fatto in serie e un altro di noce lavorato a mano. I gabbiani amano posarsi in alto, sulla cima dove più in su sta una minuscola antenna; piccole bandierine pendono dai fili degli alberi, alcuni alti dieci metri, altri più bassi, essenziali per capire da dove proviene il vento.

Questa è l’uscita secondaria, la principale è a sud al lato opposto. Lo osservo dalla mia camera, di qua della cancellata: un altro porto. L’alta siepe di foglie fitte e fiori bianchi, ora in piena fioritura, nasconde in parte l’andirivieni di queste altre barche monoposto, qualcuna azionata a motore.
A duecento metri la diga, ovvero la passeggiata lungomare; un grosso lavoro compiuto dagli austriaci all’inizio del secolo. Sul finire del marciapiede, dove termina lo sbarramento, una piattaforma rialzata: una trincea ricordo dell’ultima guerra. L’uomo ha fermato la forza dall’assalto del mare, con una massicciata voluminosa. L’acqua prima entrava nel centro storico, distruggendo e corrodendo le case tra le calli. C’è una forte somiglianza di questa parte interna di Grado con Venezia.
Stormi di colombi e di gabbiani se ne stanno oggi addormentati, al primo sole di maggio e così pure qualche ragazza ha tolto gli abiti per un primo bagno di sole, distesa su un largo masso.
Ieri, assistendo alla messa nella basilica di Sant’Eufemia, ho visto che nei secoli è stata ricostruita quasi interamente per ben tre volte, a causa di queste terribili tempeste che devastano tutto. Il coro - tutti uomini - che accompagnava le liturgie in latino, alla fine ha interpretato una canzone, cavallo di battaglia del posto, Madonnina del mare, con grande sentimento. Eravamo in tanti ad asciugarci una lacrima. Le letture sono state recitate in lingua tedesca per i tanti turisti abituali presenti. Qui la devozione alla Vergine è molto sentita: la si ritrova all’interno delle stradine, labirinti di calli e campielli, con altarini in anfratti angusti, disposti con candide tovaglie e fiori freschi. 

Testimoniano che i gradesi sono stati un popolo di pescatori che fino all’inizio del secolo hanno conosciuto la miseria più nera: incursioni di pirati e pestilenze. Un medico fiorentino diede l’avvio alla fortuna turistica, nel filone delle cure termali, convinto che il clima e la sabbia fossero ottimali.
Il pomeriggio tiepido, il cielo sereno, ci hanno indotti ad un’escursione verso Barbana, piccola isola raggiungibile in venti minuti, con il suo santuario mariano di architettura anticheggiante del Duecento, dalla splendida cupola azzurra e dal campanile che spicca a distanza. La Vergine è considerata la protettrice della città e la prima domenica di luglio si ripete la suggestiva processione del “Perdon di Barbana”, per sciogliere un voto contratto sin dai tempi antichi a scongiurare una terribile catastrofe. 
Il santuario (dell'isola di Barbana) è oggi custodito dai frati minori francescani. Intorno molto verde e anche uno splendido giardino con una larga varietà di rose e fiori stagionali. Una grande calma regna in questa oasi sacrale; qui si può pernottare estraniandosi dalla vita frenetica della città.
Ritornando con la piccola barca fiancheggiando uno spiazzo di terraferma, ci accompagna un cospicuo numero di gabbiani e molti si avvicinano ai bordi.

Roberta, dalla risata contagiosa, aveva provveduto alla scorta di pane e di spicchi di arancia che loro dimostrano di gradire. Ci ringraziano sfiorandoci le mani con voli morbidi e acrobatici fino al limite del canale di sbarco. Il sole inonda la scena di questo pomeriggio inoltrato, assente di turismo di massa. Per questo abbiamo assaporato il panorama circostante, godendo appieno l’escursione. L’ultimo gabbiano volteggia e se ne torna al suo territorio, raggiungendo il gruppo.
Noi facciamo ritorno al nostro porto. Lì ci stanno coloro che si limitano a vedere il cielo dalla finestra. Un pezzettino di cielo: si accontentano del nostro racconto. Un volo di gabbiano, di tanto in tanto.


Giugno 2001


di Giovanna Maria Grazian


(durante il soggiorno fisioterapico a Grado di Giovanna)

mercoledì 24 giugno 2015

Sacra Sindone ricamata da mia sorella Tina


Impressionante ma bellissima la tela di canapa ricamata da mia sorella Tina (da lei fotografata sul suo cellulare) e donata alla Parrocchia Immacolata Concezione di Vicenza - Comunità di Anconetta

sabato 13 giugno 2015

AL MARE.....1965

Avevo cinque anni quando vidi il mare per la prima volta.
E me ne innamorai...tanto che stavo sempre in acqua. Anche se mamma mi richiamava a riva, io facevo finta di non sentire.
Nella foto, a sinistra, mia sorella Patrizia e a destra io, che sbattevo le gambe continuamente in acqua...
I preparativi per le vacanze a Jesolo-Venezia furono frenetici; dopo aver acquistato la stoffa tipo asciugamano di color lilla, mia sorella Tina e la mamma si misero a confezionare dei parei per la spiaggia, giacchine per me e la sorellina, borsette per la spiaggia, costumini....tutto quanto con colori "pendant"!
La "Pensione al Giglio" che forse ora non c'è più, era a conduzione familiare, e si respirava veramente aria di casa. Mi volevano far mangiare, cosa che un po' detestavo perché dovevo giocare, ma tutto sommato ho un bellissimo ricordo....

domenica 24 maggio 2015

INAUGURAZIONE DELL'ESPOSIZIONE COLLETTIVA DI PITTURA E SCULTURA C/O GALLERIA D'ARTE MODERNA - THIENE (VICENZA)

23 MAGGIO 2015 -
"AL DI LA' DELLA GRANDE GUERRA...COLORI, SUONI, LETTURE"
CLAUDIO BRIGO ED IO VICINO LA MIA "AURORA GLACIALE"

ED APPENA ENTRO CON MIA SORELLA TINA...MI RALLEGRO VEDENDO SUBITO IL MIO QUADRO AD OLIO "SENZA TITOLO-SENZA TETTO" (si intravede in fondo alla parete laterale..)



I MIEI CARI CUGINI ANNA E BRUNO ACCANTO AL QUADRO SENZA TITOLO CHE RAPPRESENTA UNO STATO SOCIALE (CHE MI HA COLPITO A ROMA) E CHE SI ASSOCIA BENISSIMO AD UN POST-GUERRA...
SOTTO, I CUGINI DAVANTI AI QUADRI ASTRATTI DI FRANCO CAROLLO ED ORIETTA DAL SANTO

QUADRO DI ORIETTA DAL SANTO E SOTTO LA PITTRICE ORIETTA


La brava organizzatrice Elsa Marsilio che interviene dopo il Sindaco di Thiene


Claudio Brigo e le sue opere "1919"

"SOPRAMMOBILE ANTICO" E "INFERMIERA" DI FILIPPI MARGHERITA

ED INTERESSANTE, TRA LE ALTRE BELLE OPERE IN ESPOSIZIONE COME QUELLE DI CAROLLO FRANCO, IL TRITTICO CONCETTUALE DI TISATO CARLO (vedi sotto nella foto) IN CUI I CODICI-QRcode RINVIANO, TRAMITE APP E POSIZIONANDO LO SMARTHPHONE, ALL'ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA...L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA...(opera "informatica" apprezzata da mio nipote Enrico)



"E RITORNO' PRIMAVERA" DI ZAMPESE GIUSEPPE (A SINISTRA)....

e mio fratello Paolo mi immortala accanto all'altro mio quadro esposto AURORA GLACIALE e che "vuole esprimere riflessi suadenti e leggere carezze" come ha scritto nella recensione di marzo 2015, a me dedicata, la pittrice Carla Colombo e che simboleggia uno spiraglio di luce, dopo le tenebre (in questo caso della guerra).



MA IL TEMA DELL'ESPOSIZIONE "AL DI LA' DELLA GRANDE GUERRA" MI FA RICORDARE TUTTE LE VITTIME E QUINDI ANCHE IL MIO PROZIO GIOVANNI CAROLLO E MIO NONNO LUIGI LANARO

qui sotto l'ultima cartolina postale inviata dal prozio Giovanni, morto a 20 anni durante il primo anno di entrata in guerra 1915, alla sorella,


Giovanni a sinistra con un suo commilitone

e sotto il nonno materno Luigi morto nel 1917 nel Lager di Bachfeld in Germania a seguito delle ferite subite e della sua cattura, durante la disfatta di Caporetto
e la sua epigrafe fatta stampare dal cognato Don Domenico Carollo successivamente nel 1919

sabato 2 maggio 2015

RACCONTO DI MIO CUGINO BRUNO (IN PARTE VERO!) - IL VESTITO NUOVO -

El vestito novo: cronostoria di un acquisto “.
IL VESTITO NUOVO

Dopo el vestito che me go sposà, sto qua el xe el terso ca compro, uno
ogni diexe (10) ani; però come giacche ghi no anca massa.
Dopo il vestito con il quale mi sono sposato, questo è il terzo che compro, uno ogni 10 anni; però di giacche ne ho anche troppe.
Fra le poche ca go comprà e tutte quele che i me gà regalà parchè ai
altri noe ghe va pi ben, a ghi no un “armaron”pien.
Fra le poche che ho comperato e tutte quelle che mi hanno regalato, perchè ad altri non vanno più bene, ne ho un armadio pieno.
Ma tornemo al vestito. Sicome i meo ga scontà del 80%, magari vorisi
savere dove ca lo go comprà.
Ma torniamo al vestito. Siccome me lo hanno scontato dell'80%, magari vorreste sapere dove l'ho comperato.

Posso dirve, sua strada che va da Breganze a Marostega, no in mexo la
strada, ma da na parte,a destra.
Posso dirvi, sulla strada che va da Breganze a Marostica, non in mezzo alla strada ma da una parte, a destra.

Come ca entro in tea “botega”, dopo ca me go vardà intorno, me vien
incontro na signora, che par mi la podaria essere sta anca la parona.
Come entro nel negozio, dopo essermi guardato intorno, mi viene incontro un signora che a mio parere poteva essere la proprietaria.
Ghe dixo cosa ca serco e subito la me fa vedare i vestiti.
Le dico cosa cercavo e subito mi fa vedere i vestiti in vendita.
A scegliere no xe mia fasile.
Non è facile fare la scelta.
Ghin provo uno chel ga le righe larghe un paro de sentimetri.
Ne provo uno con le righe larghe un paio di centimetri.
A sentire ela el me sta na maraveia, ma ste righe larghe noe me piaxe.
La proprietaria del negozio mi dice che mi sta a meraviglia ma queste righe non mi piacciono molto.
A ghe trovo fora chel xe curto de maneghe; la me dixe che le va ben, xe
i me brassi che i xe massa lunghi.
Mi scuso dicendo che le maniche sono troppo corte; lei mi dice che vanno bene, sono invece le mie braccia troppo lunghe.
Ghin provo naltro, tinta unita, anca questo belo ma nol me convinse.
Ne provo un altro, tinta unita, anche questo bello ma non mi convince.
Come misura el me sta ben, solo le maneghe le me par curte.
Come misura va bene, soltanto le maniche sono ancora troppo corte.
La me dixe come prima ca go i brassi lunghi.
Mi ripete che ho le braccia troppo lunghe!

A provo el terso, questo el me sta da Dio; sto qua el me piaxe anca coe
maneghe curte. Grigio, coe righette larghe un sentimetro, un “sgessato”
la ghe ciama ela. No me ris'cio a dirghe dele maneghe, ma quasi me vien
da farlo. Secondo ela el me stava a “penelo”, come i altri.
Provo il terzo, questo sì che mi sta bene; mi piace proprio anche se ha le maniche ancora corte. Tinta grigio, con le righette larghe un centimetro, un “gessato” come dice lei. Non tento di farle notare che le maniche sono un po' corte ma quasi quasi mi verrebbe da dirglielo.
Me xe vegnesto el sospetto che la volesse vendermeli tutti tre.
Mi viene il sospetto che avrebbe voluto vendermeli tutti e tre.
A ghe dixo :” cosa volea, omo alto mexo belo”, e par darme pi importansa me son messo in punta de”pie”.
Allora le dico:”sa, il detto dice UOMO ALTO ...MEZZA BELLEZZA” e per darmi più importanza mi metto in punta di piedi!
No lo gavese mai fatto chea me dixe:”mio marito è quindici(15)
centimetri più basso di me ed è anche piuttosto robusto”. A sto punto provo a salvarme in”corner”dixendoghe che magari el xe
un “simpaticone”. Ela de rimando:”veramente non parla mai, è un vero
musone”.
Non appena ho parlato, lei mi dice: “mio marito è 15 centimetri più basso di me ed anche piuttosto robusto”. A questo punto provo a salvarmi in “corner” dicendole che magari è simpatico. Lei mi risponde: “veramente non parla mai, è un vero musone!”
No so pi cosa dirghe ma ris'cio ancora.”Beh, dopotutto basta andar d'accordo”. No lo gavesse mai ditto che la me dixe:”a dire il vero
ci stiamo per separare,veda lei! Pexo el tacon chel sbrego”.
Non so più che cosa dire ma rischio ancora:”Beh, dopotutto basta l'armonia”. Non lo avessi mai detto... lei aggiunge:”veramente ci stiamo per separare, veda un po' lei!” Io penso allora di aver esagerato...
Adesso ca go da domandarghe el sconto, no so pi cosa fare. Me vien in mente da dirghe ca son dell'università de Breganze e ca ghe farò un bon nome alla so bottega. Tira che te tira a son rivà che la me gà fatto el sconto ca ve go dito.
Ora devo chiederle lo sconto, non so che fare. Mi viene in mente di dirle che faccio parte dell'università di Breganze e che le potrei fare pubblicità al negozio. Così contrattando ottengo lo sconto che vi avevo detto.
Meio de cosi' se more. Compro la camixa, la gravata, i calsiti e l'intimo. La maietta dea salute coe meze maneghe in lana-seta, mai sentio
al mondo, i slip, che dai nostre parte ghe ciamemo”mudande” i xe na
maraveia. L'astico alto tre-quatro sentimetri con scrito “ARMANI MEN”.
Me informo e vegno savere che MEN vol dire OMO; xe parchè i omini
noi vaga a sbagliarse e i metta su quele delle femene.
Meglio di così... Compro una camicia, la cravatta, i calzini e l'intimo.
La maglietta della salute con le mezze maniche in lana-seta (mai sentito prima), gli slip poi, che chiamamo comunemente “mutande”, sono perfetti. L'elastico è alto 3-4 centimetri con la scritta “ARMANI-MEN”. Mi dicono che MEN significa Uomini; forse lo scrivono affinchè non ci si sbagli e non li mettano le donne?
Co vo a pagare, alla cassa, la sorpresa. El vestito el me xe costà “na pipà de tabacco” ma el resto... un ocio dea testa, le mudande po', gnanca le fusse de oro.
Quando pago, alla cassa, mi sorprendo. 
IL VESTITO NON MI E' COSTATO POI MOLTO MA TUTTO IL RESTO....UNA GROSSA CIFRA, LE MUTANDE, SOPRATTUTTO, NEANCHE FOSSERO D'ORO!!!

PS. Quello che vi ho raccontato in parte è vero e in parte è romanzato!



Bruno Marangonzin

sabato 25 aprile 2015

MOSTRA COLLETTIVA DAL 23 AL 31 MAGGIO 2015 - presso la Galleria d'Arte moderna Via Santa Maria Maddalena, 24 - THIENE (VI) - “ Al di là della Grande Guerra.. colori, suoni, letture “



sabato-domenica e lunedì dalle 10.30 alle 12.30 pomeriggio dalle 16.30 alle 19.30
martedì-giovedì e venerdì dalle 16.30 alle 19.30 (chiuso mercoledì)

I MIEI QUADRI ESPOSTI
SENZA TETTO - SENZA TITOLO - OLIO


AURORA GLACIALE - OLIO - 1980

Il quadro "AURORA GLACIALE" vuole esprimere riflessi suadenti e leggere carezze (come dice anche Carla Colombo nella recensione a me dedicata) mentre il quadro "SENZA TITOLO _ SENZA TETTO" rappresenta uno stato sociale che mi ha colpito a Roma.

http://lavostraarte.blogspot.it/2015/03/arianna-marangonzin-ed-il-suo-esprimere.html

giovedì 16 aprile 2015

MIEI QUADRETTI AD ACQUERELLO AL BAR MINERVA DI VICENZA

In esposizione c/o Bar Minerva - contrà S. Corona, 11 - Vicenza 
n. 2 quadretti ad acquerello 2011 ispirati a Piazza Matteotti e Palazzo Chiericati sede della Pinacoteca comunale-Museo civico a Vicenza.