sabato 10 marzo 2018

venerdì 9 marzo 2018

Centro di Vicenza

Corso Palladio verso Piazza Matteotti

Ponte degli Angeli in autunno
Scorcio da Stradella S. Giacomo verso il Corso Palladio
Palazzo Angaran a Ponte degli Angeli

Dispiace per il mancato decoro del muro, forse frutto di ragazzate, ma da un po' di tempo lancio sempre un'occhiatina su quel nome impresso, sarà che è un nome che mi piace...

mercoledì 7 marzo 2018

Racconto di Giovanna Grazian - "Chiamatela Ida"



Questo dipinto di Van Gogh, realizzato nel 1885 e conservato al Museo omonimo di Amsterdam, raffigura un’ostetrica (come la protagonista del racconto sotto riportato): il tratteggio dei lineamenti è "sapiente", deciso nel descrivere il temperamento di chi era chiamata a fronteggiare i bisogni delle donne, soprattutto in un’epoca in cui soltanto la conoscenza empirica e l’esperienza potevano aiutare a risolvere le situazioni difficili legate alla gravidanza e alla nascita. 


Chiamatela  Ida

 (di Giovanna Grazian)


Eravamo appena entrati nel novecento e le contrade arrampicate sui monti erano animate da tanti bambini.  Le casupole di Mare, Lore e Mortisa avevano le porte scalcagnate, spesso rosicchiate dai topi;  le entrate erano rivolte a sud ed il sole era la vitamina gratuita. La carne veniva  consumata  nelle feste importanti;  sempre che gli animali di cortile fossero sopravvissuti ai rigori dell'inverno e scampati alle prodezze di volpi e faine.
Genoveffa, 'la comare',  arrivava  allora a Lugo  (di Vicenza) dal padovano  dopo essere rimasta vedova con due figli piccoli, con determinazione studiò per divenire ostetrica. Prima era rimasta un paio di anni nel Basso Vicentino dove aveva conosciuto il secondo marito; preferì spostarsi in alta collina e iniziare la professione, dopo aver vinto il concorso.
Nel frattempo nacquero altri tre maschi, due gemelli: Romolo e Remo.
Con la sua valigetta si spostava anche nelle frazioni più lontane lasciando i suoi figli ad una parente; i due più grandi  rimasti a Padova  dai nonni.
Se una donna era primipara rimaneva  due tre notti con lei, impartendole consigli e insegnamenti  preziosi.
Aveva sempre con sé un cartoccio con  un po' di miscela di caffè da somministrare alla puerpera dopo l'immane fatica...
Un giorno arrivò da Padova  una triste notizia. 
Ida, la sua figlia di vent'anni  era morta, forse di tifo e lei non poté soccorrerla. Questo fu il dolore più grande che la levatrice conobbe.
In seguito quando le partorienti  le chiedevano come ricompensarla, se era una bambina, Genoveffa rispondeva:  "Chiamatela  Ida" .
Lei concluse la sua collaborazione con il  Comune dopo 47 anni di servizio e la fortuna l'assistette sempre: nessun nascituro  rimase orfano della mamma.

Negli ultimi anni si concesse un calesse con un pony e lei a volte faceva salire i bambini dei monti, per brevi tratti intorno le contrade dove si recava anche nei  giorni successivi  al parto.

I  pronipoti sono ancora contraddistinti per 'Comaro' . La casa da lei costruita  è ancora là in collina e la nipote Ida conserva la medaglia d'oro  che il comune ha donato ai figli. 
Una donna che ha amato  il suo lavoro e si è spesa  con grande umanità e generosità.

L'ostetrica Genoveffa, nella foto

domenica 4 marzo 2018

Mimosa

Bellissimo il cuscino del negozio artigianale in Vicenza "Arte della maglia" .

Tra qualche giorno sarà anche la nostra festa, come mamma, figlia, sorella, nipote, zia, amica, parente, nonna, moglie, compagna.... È la festa di tanta gente, è la festa del cuore, del rispetto!❤😉🌻💐🌷🌹❤

giovedì 1 marzo 2018

Descrizione di mio padre Gino da parte di suo genero Alessio


Gino
Era del ’12 e andava per i settanta, in quei tempi.
Aveva roca la voce, perché le corde vocali erano andate a farsi benedire dal bisturi dell’otorinolaringoiatra: che di “Nazionali Semplici”, di “Celestine” , ne aveva fumate, forse, un po’ troppe.
Quando parlava bisognava stare attenti, per capire quello che diceva. Si "inrabbiàva", con Se Stesso, se non si spiegava bene. Un po’ alla volta smise di parlare e, intelligente, nel taschino portava sempre una matita e un blocchetto e, a chi non lo capiva, scriveva sul foglietto.
Aveva sempre il cappello in testa, uno per l’estate, un altro per le stagioni fredde.
Si sentàva in Piassa, davanti al “Bar Puddu e vardàva passare la gente. Lo salutavano tutti e, alle Donne, bonariamente e, quasi ad omaggiarle, sussurrava: “Ciao S-croa (Ciao furba...)”. Se altri, tale epitaffio avessero emesso, ritengo "stramuxùni" o altro sarebbe seguito; ma a Lui ciò era concesso, perché era buono, con tutti e oltremodo simpatico. Una faccia da prendere in giro, la Sua maschera, sempre contento e nel taculìn aveva sempre cinquantamila Lire.
Dei Suoi cinque Figli solo la Prima, la Rita, diceva essere di sicuro Sua (naturalmente sorridendo!). La Seconda era nata in tempo di Guerra ed era bionda e diceva che era di un Tedesco, che ce n’ erano qua, in Paese. Il Terzo era un Tòxo: secondo Lui era del Cappellano. Le ultime due non potevano essere Sue, scherzava, perché, a metà anni cinquanta, non avendo sorà l’acqua di bojo, che era nel caìn e avendosì con quella fatto il bidè… raccontava di “aversi bruxà i attributi” e, in tale contesto era impossibile che, anni dopo avessero di nuovo…. funzionato allo scopo. Scherzava sempre.
Ma tant’è che dal 41 al 62 di Figli ne battezzò cinque e li crebbe bene, scherzando e ridendo, anche quando c’era poco da ridere. Così si fa.
Era nato nel 1912 e di fame e di guerra ne patì ‘bastanza'. 
Della guerra, Grecia e Albania comprese, non parlò Mai. Mai!
(Qualcosa raccontò...con una lacrima ...) Era un Alpino, vero, che sapeva che troppi fatti e circostanze era meglio tacerli e vivere il tempo che passa, tenendo dentro di sè i tanti Morti e Sofferenze passate e le cerimonie e i festeggiamenti lascarli agli altri, che, magari, gnanca un giorno di militare avevano fatto.
Diceva che si era sposato perché sennò avrebbe dovuto pagare la tassa sul celibato e non aveva "s-chei e ‘lora è ‘ndato" trovare la Maria che poi lo ha sposato. A maridàrlo è stato un Parroco che poi è diventato Vescovo, ma quando era qua era solo don Giovanni Mocellini. Era un caldo dì di agosto del 1940. Il compare era il paròn delle pompe funebri. Sul carro funebre Lui è salito tante volte…. Ma sempre par davanti e, assieme al Suo Amico e con il carro funebre, andavano anche a giocare foraccio al bar.
Da Sposato abitò, per alcuni anni, insieme a Suo Fratello Bepi.
Un giorno i Due Fratelli ebbero a discutere della scarsa Quindicina che portavano a casa, dalla Cartiera, dove lavoravano a “rolo”, a Turno. Per fare rabiàre Bepi tirò fuori dalla busta tutta la paga e tenendo in mano le banconote si mise davanti el specio del camaròn e Gli disse: coi i s-chei specià combinemo la Coperativa, la Farmacia e anca el Becàro e i schei al di qua dello specchio i tegnèno n’altri. Bepi era preciso e meticoloso e si è rabiato tanto. Però si volevano molto bene anche la Maria e la Katy.
Un’altra volta Bepi Gli illustrava che la nuova fornèla, che avrebbe comprato al posto del fogolàre, faceva sparagnàre metà legna. Lui gli ha allora detto di averne già ordinate due di stufe… così le legne si sarebebro sparagnàte …. tutte. Bepi si "inrabbiò n’altra volta…".
Quasi tutti avevano ormai messo il campanello elettrico alla porta di casa per suonarlo e farsi aprire. Lui invece, che a tempo perso faceva il pittore: disegnò un campanello e anche il bottone, marrone, dentro il cerchio e sotto, al posto del nome della Famiglia, scrisse: “premere fischiando”.
Quando gli anni passarono, ma Lui comunque restò sempre distinto e bell’uomo, faceva le parole incrociate e se la definizione che trovava, ai vari orizzontali e verticali, non era giusta, ma aveva lo stesso numero di lettere, la metteva lo stesso e poi, in qualche modo compilava comunque tutto il cruciverba: in libera interpretazione. ‘Rivàva sera lo stesso e Lui era contento.
‘Na volta ha fatto la schedina del totocalcio, due colonne. Una partita era Inter-Cagliari: e spiegò: ” Ma vuto che dopo ‘ver fatto cussì tanta strada el Cagliari vaga a Milan per perdere : el sarìa sta casa pitosto; Metti due!”
Un giorno ha detto alla Sua Maria, "cojonàndola" (deridendola), che quando era Giovane Morosa, Gli sarebbe piaciuto “ Magnàrla di baci” e adesso si sente pentito di “non ‘verla magnà”.
Intorno aveva sempre nipoti e nipotine e andò a prenderli all’asilo finchè la salute lo permise. La Sua famiglia, aperta e cordiale, rimase sempre giovane grazie al continuo via vai di parenti e amici: un spettacolo di umanità e disponibilità, un esempio !
L’ultima delle Sue Figlie, andava a trovarla in bicicletta, una Graziella. Aveva male alle gambe e la Bicicletta , in discesa, Lo serviva come un motorìn e, in salita, Gli faceva da bastòn.
Era sempre contento e il Suo sorriso lo mantenne anche in quell’ultimo anno, di estrema sofferenza.
Poi andò lassù, a prendere ancora in giro, Suo Fratello Bepi e a dire:” ciao S-croe” alle Tante Lei che ‘na volta passavano per la Piassa e Gli sorridevano, perché era buono e simpatico!
Lessio da Lugo
7/02/18


lunedì 26 febbraio 2018

Neve pura - poesia di Giovanna Grazian

Cara Arianna,

ieri mattina la natura ci ha sorpreso nuovamente.

Ciao, Anna/Giovanna
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POESIA DI GIOVANNA GRAZIAN

Neve pura

Ieri il gelo era intenso 
preannunciava neve. 
Lo stupore stamattina al di là di ogni aspettativa: 
i rami degli alberi non più nudi, ma lievitati 
sembrano imbottiti di cotone morbido. 
Il nespolo carico di palline: 
gelato alla vaniglia 
le foglie della palma: 
vassoi di schiuma da barba; 
un passero vaga disorientato 
non trova uno stecco di ciliegio da sostare 
è teso ad osservare il fumo del camino 
un po' di fiato caldo a  riscaldarlo. 
Quale regalo migliore: 
neve pura, incontaminata 
morbida,  asciutta e vaporosa 
un biancore accecante 
che cancella ogni cupo pensiero... 
Mi offro, come in tempi lontani 
una granatina dal sapore "dell'età migliore" . 
Altra nevicata pura e lontana 
grazie  a quest'ultima, rispolverata.

  

sabato 17 febbraio 2018

Compleanno di parenti...

1959 - 1° Compleanno di mia cugina Anna.
 (Io sarei nata l'anno successivo).
Nella foto, tra parenti e vicini di casa, si vede mia mamma, davanti a tutti, chinata e sorridente.
A destra della foto mio cugino Bruno, il fratello di Anna, mia zia Catti cioè la mamma di Anna. Lo zio Giuseppe, orgoglioso della figlioletta, al centro, con Zoe, mia zia Lucia, mio zio Momi Bastian e a sinistra la signora Olga, vicina di casa....

venerdì 16 febbraio 2018

Crostata con marmellata di albicocche

Ingredienti

  • 250 gr di farina 00
  • 100 gr di zucchero
  • 90 gr di burro freddo
  • 1 uovo intero ed 1 tuorlo
  • 1 pizzico di sale
  • 1 po' di lievito per dolci




  • 1 vasetto di marmellata del gusto preferito


Prima la farina in una terrina,
poi lo zucchero e le uova al centro.
Mescolare con una forchetta.
Aggiungere un pizzico di sale e lievito con il burro tagliato sottilmente.
Impastare con le mani.
Preparare la base dello stampo da dolci imburrandola.
Spianare quasi tutta la pasta ottenuta sullo stampo.
Coprire questo impasto di un centimetro d'altezza con la marmellata (quasi tutto il vasetto).
Decorare con la pasta rimasta.
Infornare nel forno già caldo a 175 gradi per 40/45 minuti.

ROBERTO, MIO NIPOTE....

QUI CON ME NEL 1986
 
E divento prozia ancora!
Sarà papà!
Tra un po' compie anche gli anni.
Auguri anche per la sua vita affettiva!

mercoledì 14 febbraio 2018

Versioni artistiche


Perché correre affannosamente qua e là senza motivo? Tu sei ciò che l’esistenza vuole che tu sia. Devi solo rilassarti.
(Osho)

San Valentino - Vicenza - Corso Fogazzaro