La donna operosa ha sempre molto..tempo libero (proverbio trentino)
domenica 17 novembre 2019
sabato 9 novembre 2019
Immagini d'autunno di Giovanna Grazian
Immagini d’autunno di Giovanna Grazian
E’ autunno ormai inoltrato. Un autunno anomalo: i segnali che annunciano l'inverno non si notano al mattino, quando solitamente l’abituale brezza fa sbattere porte e finestre appena si aprono per il breve giro d’aria.
E’ tutto tranquillo: la temperatura è mite, le foglie che cadono però aumentano e il selciato ne contiene un tappeto di tutti i colori, dal giallo oro al marrone testa di moro, molte sono rosse bordeaux, del colore del mosto e delle vinacce.
Un proverbio locale recita così: ’ Spassàr foje, bàtare le noxe e téndare le toxe xe laoro sprecà’, nel senso che è meglio aspettare che le foglie e le noci cadano tutte prima di raccoglierle, perché l’indomani l’operazione andrebbe ripetuta; in quanto alle figlie, anche se le controlli - se vogliono - trovano il momento per la scappatella.
Questa mattina l'aria è pulita più del solito; un breve temporale, anch’esso anomalo, ieri ha imperversato nella tarda mattinata nella fascia pedemontana sotto i monti Paù, Cengio e Summano.
Le campane instancabili battono il Mattutino; ho acceso la luce e la sveglia segna le sei e mezzo; ho contato più di trenta rintocchi.
Altri strani rintocchi, non collegabili ai soliti, mi lasciano senza risposte: forse sono per qualche Santo che merita di essere ricordato o per un avvenimento locale che sfugge alla mia memoria?
La dipartita terrena è annunciata con le campane a morto verso il mezzogiorno.
A Caltrano, fino a poco tempo fa, suonavano pure per ogni neonato che veniva registrato in Comune.
Dopo quattro cambi di domicilio, riscontro in questa casa due grandi pregi: le imposte rivolte al sorgere del sole assicurano una luce intensa per tutto il giorno; sono circondata da frutteti e orti davanti e dietro, tanto da avere la sensazione di essere capitata nel posto più rilassante; il verde mi circonda, il vivere convulso del traffico non lo percepisco: se guardo a nord la vegetazione fitta è nitida ed è visibile fin alle propaggini dell'altopiano.
Le campane sono sempre in azione con il battito deciso, ho l'impressione che qualche volta cambino l'intensità del suono, perché a seconda delle condizioni atmosferiche si sentono più o meno vicine.
Di sicuro, questo sarà per me l'ultimo domicilio, già sento la stagione che si sta avviando verso l'autunno della vita; fortunatamente il posto è il più consono: quiete e natura ideali per meditare.
Le campane di Caltrano sono a nord, separate dal fiume Astico, in linea d'aria trecento metri, quelle di Chiuppano sono più o meno alla stessa distanza, ma ad est.
E’ tutto un lavorio di competizione tra loro e io, nuova del posto, cerco di capire la provenienza dei vari rintocchi e di non confondere i vari suoni.
Ci sono stormi d’uccelli in gran movimento a interessare e a confondere il mio orecchio che mi segnala qualche deficit in arrivo...
Loro, sicuramente in fermento per la partenza, si richiamano, complottano il percorso e il capo pretende assoluta obbedienza e ascolto.
Ci sono tuttavia i ribelli, i ‘nati-liberi’ che sono sotto la mia finestra: saltellano e danzano in punta di zampa sulle foglie di ciliegio.
Devono avere un orecchio buono, perché ad ogni scricchiolio hanno uno scatto fulmineo e si spostano, sospettando pericoli in arrivo a destra e a manca.
E’ tutto un batter d’ali: le foglie gialle danzano leggere e loro si mettono in mezzo, quasi ad ostacolarne la caduta senza sosta; saltellano anch’essi leggeri cercando di fermare il carillon che sembra composto da ali gialle.
Mi chiedo se magari i passeri credano possa trattarsi di esseri viventi anziché di foglie.
Sto lì al davanzale parecchi minuti: ammutolita, osservo sbalordita, non fiato.
Ogni tanto una foglia si stacca, gira su se stessa, fa una piroetta e una giravolta e infine si arrende adagiandosi a terra.
Il capobanda continua a richiamare gli irriducibili fino a minacciarli, dà loro l’ultimatum e poi si farà il processo per intenzione d’abbandono...
Immagino che fra poco, quando l’ultima foglia smetterà di danzare, il frutteto sembrerà un camposanto d’inverno, abbandonato anche dal passero più stanco.
Noto che ci sono tante palline marrone attaccate al nespolo, un frutto dimenticato che nessuno più raccoglie e restano anche due cachi in cima alle punte della pianta ormai scheletrita.
Attaccata ai vetri noterò, se qualche merlo in preda alla fame si adatterà a beccarli, magari quando saranno spruzzati di polvere bianca, asciutta, farinosa e gelata.
Con la prima neve poserò sul davanzale un vecchio "panaro" di legno cosparso di briciole di pane e così mi assicurerò lo spettacolo di pettirossi e passeri tutte le mattine per la colazione e anche a pranzo e a cena, perché, senza vibrazioni e segnali di vita, la finestra perde lo smalto e la lucentezza.
Ci saranno lunghi mesi prima di rivedere il cielo a primavera ritornare variopinto d’alianti sopra di me e infinite specie d’uccelli ritorneranno ad animare e rallegrare con i loro canti il frutteto che ora riposa, le due altissime magnolie e la palma con le grandi foglie frastagliate che non riesce a crescere in altezza, mentre i due abeti fanno il girotondo e aspettano l’ora d’aria dei bambini del vicino asilo, per unirsi alle loro grida gioiose.
Immagini di una stagione mite, interrotte ieri dalla prima spruzzata di neve che ha smorzato i colori vivaci annunciando l’ultima stagione e ha spazzato via in un soffio la veste caratteristica dell'autunno.
E’ autunno ormai inoltrato. Un autunno anomalo: i segnali che annunciano l'inverno non si notano al mattino, quando solitamente l’abituale brezza fa sbattere porte e finestre appena si aprono per il breve giro d’aria.
E’ tutto tranquillo: la temperatura è mite, le foglie che cadono però aumentano e il selciato ne contiene un tappeto di tutti i colori, dal giallo oro al marrone testa di moro, molte sono rosse bordeaux, del colore del mosto e delle vinacce.
Un proverbio locale recita così: ’ Spassàr foje, bàtare le noxe e téndare le toxe xe laoro sprecà’, nel senso che è meglio aspettare che le foglie e le noci cadano tutte prima di raccoglierle, perché l’indomani l’operazione andrebbe ripetuta; in quanto alle figlie, anche se le controlli - se vogliono - trovano il momento per la scappatella.
Questa mattina l'aria è pulita più del solito; un breve temporale, anch’esso anomalo, ieri ha imperversato nella tarda mattinata nella fascia pedemontana sotto i monti Paù, Cengio e Summano.
Le campane instancabili battono il Mattutino; ho acceso la luce e la sveglia segna le sei e mezzo; ho contato più di trenta rintocchi.
Altri strani rintocchi, non collegabili ai soliti, mi lasciano senza risposte: forse sono per qualche Santo che merita di essere ricordato o per un avvenimento locale che sfugge alla mia memoria?
La dipartita terrena è annunciata con le campane a morto verso il mezzogiorno.
A Caltrano, fino a poco tempo fa, suonavano pure per ogni neonato che veniva registrato in Comune.
Dopo quattro cambi di domicilio, riscontro in questa casa due grandi pregi: le imposte rivolte al sorgere del sole assicurano una luce intensa per tutto il giorno; sono circondata da frutteti e orti davanti e dietro, tanto da avere la sensazione di essere capitata nel posto più rilassante; il verde mi circonda, il vivere convulso del traffico non lo percepisco: se guardo a nord la vegetazione fitta è nitida ed è visibile fin alle propaggini dell'altopiano.
Le campane sono sempre in azione con il battito deciso, ho l'impressione che qualche volta cambino l'intensità del suono, perché a seconda delle condizioni atmosferiche si sentono più o meno vicine.
Di sicuro, questo sarà per me l'ultimo domicilio, già sento la stagione che si sta avviando verso l'autunno della vita; fortunatamente il posto è il più consono: quiete e natura ideali per meditare.
Le campane di Caltrano sono a nord, separate dal fiume Astico, in linea d'aria trecento metri, quelle di Chiuppano sono più o meno alla stessa distanza, ma ad est.
E’ tutto un lavorio di competizione tra loro e io, nuova del posto, cerco di capire la provenienza dei vari rintocchi e di non confondere i vari suoni.
Ci sono stormi d’uccelli in gran movimento a interessare e a confondere il mio orecchio che mi segnala qualche deficit in arrivo...
Loro, sicuramente in fermento per la partenza, si richiamano, complottano il percorso e il capo pretende assoluta obbedienza e ascolto.
Ci sono tuttavia i ribelli, i ‘nati-liberi’ che sono sotto la mia finestra: saltellano e danzano in punta di zampa sulle foglie di ciliegio.
Devono avere un orecchio buono, perché ad ogni scricchiolio hanno uno scatto fulmineo e si spostano, sospettando pericoli in arrivo a destra e a manca.
E’ tutto un batter d’ali: le foglie gialle danzano leggere e loro si mettono in mezzo, quasi ad ostacolarne la caduta senza sosta; saltellano anch’essi leggeri cercando di fermare il carillon che sembra composto da ali gialle.
Mi chiedo se magari i passeri credano possa trattarsi di esseri viventi anziché di foglie.
Sto lì al davanzale parecchi minuti: ammutolita, osservo sbalordita, non fiato.
Ogni tanto una foglia si stacca, gira su se stessa, fa una piroetta e una giravolta e infine si arrende adagiandosi a terra.
Il capobanda continua a richiamare gli irriducibili fino a minacciarli, dà loro l’ultimatum e poi si farà il processo per intenzione d’abbandono...
Immagino che fra poco, quando l’ultima foglia smetterà di danzare, il frutteto sembrerà un camposanto d’inverno, abbandonato anche dal passero più stanco.
Noto che ci sono tante palline marrone attaccate al nespolo, un frutto dimenticato che nessuno più raccoglie e restano anche due cachi in cima alle punte della pianta ormai scheletrita.
Attaccata ai vetri noterò, se qualche merlo in preda alla fame si adatterà a beccarli, magari quando saranno spruzzati di polvere bianca, asciutta, farinosa e gelata.
Con la prima neve poserò sul davanzale un vecchio "panaro" di legno cosparso di briciole di pane e così mi assicurerò lo spettacolo di pettirossi e passeri tutte le mattine per la colazione e anche a pranzo e a cena, perché, senza vibrazioni e segnali di vita, la finestra perde lo smalto e la lucentezza.
Ci saranno lunghi mesi prima di rivedere il cielo a primavera ritornare variopinto d’alianti sopra di me e infinite specie d’uccelli ritorneranno ad animare e rallegrare con i loro canti il frutteto che ora riposa, le due altissime magnolie e la palma con le grandi foglie frastagliate che non riesce a crescere in altezza, mentre i due abeti fanno il girotondo e aspettano l’ora d’aria dei bambini del vicino asilo, per unirsi alle loro grida gioiose.
Immagini di una stagione mite, interrotte ieri dalla prima spruzzata di neve che ha smorzato i colori vivaci annunciando l’ultima stagione e ha spazzato via in un soffio la veste caratteristica dell'autunno.
giovedì 7 novembre 2019
Rose del nostro giardino in comune, profumatissime
Trovate nella spazzatura...recuperate e portate in ufficio...
E ieri serata, preparativi per serata con colleghe ed ex colleghi.
venerdì 1 novembre 2019
mercoledì 23 ottobre 2019
Vol. 2 del libro Figure Illustri e Benemerite nel ricordo della Città di Vicenza di Loris Liotto - Ed. 2019
Figure Illustri e Benemerite nel ricordo della Città di Vicenza - ...Un percorso che continua dal Risorgimento ad oggi...
Volume 2
Altre 33 personalità descritte e documentate con aneddoti e curiosità.
Con il patrocinio del Comune di Vicenza
di Loris Liotto
Vivi Edizioni
lunedì 21 ottobre 2019
mercoledì 9 ottobre 2019
martedì 8 ottobre 2019
9 ottobre 1963 - Anniversario 9 ottobre 2019 - Strage del Vajont
Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).
La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione. La stima più attendibile è a tutt'oggi di 1910 vittime.
La giornalista del giornale l'Unità, Tina Merlin, denunciò con una serie di articoli il pericolo di frana del Monte Toc.
domenica 29 settembre 2019
Poesia sull'emergenza inquinamento e per il clima di Giordano Ruini
A ME BASTA
Davvero avete bisogno
di sapere se il clima è impazzito
se quella ragazzina è manovrata
se è vero che i ghiacciai si sciolgono
se l’Amazzonia brucia
se la plastica soffoca gli oceani
se il pianeta collasserà nel 2050
se le emissioni di Co2 sono sopra il livello di guardia?
A me basta
osservare la fila di auto al mattino sulla statale
per finire almeno otto ore al giorno in contesti tossici
costretti in ansie e doveri
vedervi fare quello che anestetizza l’anima
e non quello che vi libera
per tornare la sera cinici ingrigiti
A me basta vedere i vicini di casa
che sono più irritati dalle foglie della quercia in autunno
che dal rumore e dalla polvere dei camion
A me basta
sapere che vi sembra normale
lasciarvi imbruttire da un’altra banalità
incazzarvi per un commentino sui social
ma ignorare il continuo sperpero della vostra vita
e non cantare mai
A me basta
vedere quel ragazzino che si chiude in casa per sempre
perché non ne vuole sapere di questa infelicità
di questa burocratizzazione dell’umano
di questi adulti così marci che non comprendono
che la vera emergenza
è non saper riconoscere la meraviglia di un fiore
A me basta
vedere un esercito di depressi che bramano psicofarmaci e ansiolitici
riempiendo le tasche velenose di chi gli sta rubando la vita
e sentire dentro di me che questa depressione
è una ovvia risposta del corpo a tutto quello che non va e a cui non dico di no
A me basta
essere allergico al polline e far fatica a respirare
per l’aria tumorale di questa pianura
che cresce come il vostro Pil
A me basta
vedere i tuoi parenti che muoiono di cancro
per Augusta, per l’Ilva, per l’acqua contaminata, per il cibo guastato dal profitto
e sentire gli schiavi degli schiavi che dicono
“meglio morire di lavoro che di fame”
A me basta vedere
quanti soldi buttate per la ricerca contro le malattie
quando è questo costringersi alla falsità
che ci fa esplodere il pancreas
distrugge la cistifellea e annerisce il colon
e che le cellule diventano tumorali
perché la bellezza è oscurata e la gioia non trova spazio
Avete ancora bisogno di ascoltare i dibattiti e ragionare sui dati
per sapere che la casa è in fiamme
che l’inquinamento fuori è identico a quello dentro l’umano
che tu per primo stai bruciando
e che basta
la tua attenzione gentile
che ti fermi adesso, che respiri, che ti vedi
che basta
il tuo cuore aperto e vulnerabile
per curare tutto il mondo?
A me basta
(Giordano Ruini)
Mobilitazione globale per il clima - 27 settembre 2019 - anche a Vicenza - Fridays for future
Davvero avete bisogno
di sapere se il clima è impazzito
se quella ragazzina è manovrata
se è vero che i ghiacciai si sciolgono
se l’Amazzonia brucia
se la plastica soffoca gli oceani
se il pianeta collasserà nel 2050
se le emissioni di Co2 sono sopra il livello di guardia?
A me basta
osservare la fila di auto al mattino sulla statale
per finire almeno otto ore al giorno in contesti tossici
costretti in ansie e doveri
vedervi fare quello che anestetizza l’anima
e non quello che vi libera
per tornare la sera cinici ingrigiti
A me basta vedere i vicini di casa
che sono più irritati dalle foglie della quercia in autunno
che dal rumore e dalla polvere dei camion
A me basta
sapere che vi sembra normale
lasciarvi imbruttire da un’altra banalità
incazzarvi per un commentino sui social
ma ignorare il continuo sperpero della vostra vita
e non cantare mai
A me basta
vedere quel ragazzino che si chiude in casa per sempre
perché non ne vuole sapere di questa infelicità
di questa burocratizzazione dell’umano
di questi adulti così marci che non comprendono
che la vera emergenza
è non saper riconoscere la meraviglia di un fiore
A me basta
vedere un esercito di depressi che bramano psicofarmaci e ansiolitici
riempiendo le tasche velenose di chi gli sta rubando la vita
e sentire dentro di me che questa depressione
è una ovvia risposta del corpo a tutto quello che non va e a cui non dico di no
A me basta
essere allergico al polline e far fatica a respirare
per l’aria tumorale di questa pianura
che cresce come il vostro Pil
A me basta
vedere i tuoi parenti che muoiono di cancro
per Augusta, per l’Ilva, per l’acqua contaminata, per il cibo guastato dal profitto
e sentire gli schiavi degli schiavi che dicono
“meglio morire di lavoro che di fame”
A me basta vedere
quanti soldi buttate per la ricerca contro le malattie
quando è questo costringersi alla falsità
che ci fa esplodere il pancreas
distrugge la cistifellea e annerisce il colon
e che le cellule diventano tumorali
perché la bellezza è oscurata e la gioia non trova spazio
Avete ancora bisogno di ascoltare i dibattiti e ragionare sui dati
per sapere che la casa è in fiamme
che l’inquinamento fuori è identico a quello dentro l’umano
che tu per primo stai bruciando
e che basta
la tua attenzione gentile
che ti fermi adesso, che respiri, che ti vedi
che basta
il tuo cuore aperto e vulnerabile
per curare tutto il mondo?
A me basta
(Giordano Ruini)
Mobilitazione globale per il clima - 27 settembre 2019 - anche a Vicenza - Fridays for future
domenica 22 settembre 2019
La nuova pubblicazione storica di mio figlio Loris
"FIGURE ILLUSTRI E BENEMERITE NEL RICORDO DELLA CITTÀ DI VICENZA - Un percorso a cavallo di due secoli" - di Loris Liotto - Associazione Editrice VIVI VICENZA - settembre 2019
Disponibili copie pubblicazione presso cartolibreria-edicola FotoCidue a Vicenza (zona Anconetta) ad € 10,00.
A breve, prestabile anche presso alcune Biblioteche del circuito provinciale di Vicenza.
venerdì 20 settembre 2019
Ricordo della Signora Elsa di Lugo di Vicenza - di Giovanna Maria Grazian
.... Elsa, dopo innumerevoli anni trascorsi nella sua stanzetta ad accontentare grandi e soprattutto bambini, ha cessato l'attività, ma per almeno tre generazioni è stata la figura più singolare della piazza, associata alla delizia del palato.
Quelle bustine di 'farina di castagne e il bastoncino di liquirizia' ce le sogniamo ancora... Anni poveri e spensierati, tuttavia...
"La farina di castagne" - Giovanna Maria Grazian - Il Giornale di Vicenza '99
Quelle bustine di 'farina di castagne e il bastoncino di liquirizia' ce le sogniamo ancora... Anni poveri e spensierati, tuttavia...
"La farina di castagne" - Giovanna Maria Grazian - Il Giornale di Vicenza '99
mercoledì 18 settembre 2019
Poesia di Giovanna Maria Grazian - I giorni lontani (Nascondino)
Poesia di Giovanna Maria Grazian (Annamaria)
E' calata la notte/ finalmente si respira. Osservo la tonda luna/ orfana di stelle/ di questa calda estate settembrina.
Macchie bluastre nel cielo striato/ presagio di bufera scampata. Sulla volta terrestre/ una platea inusuale/ scenario ideale per un nascondino astrale.
La Dea argentata buca le nuvole/si nasconde malandrina/ scompare con mosse feline/ricompare a destra decisa/falcate veloci, repentine /la ritrovo a sinistra, birichina. Rimembro i giorni lontani/spensierati e gioiosi/ di noi tutti bambini/nel gioco più gettonato: il nascondino. Spiando il territorio/ veloci a trovare/ l'angolo remoto/ più originale/ per non farci in fretta scovare.
E' calata la notte/ finalmente si respira. Osservo la tonda luna/ orfana di stelle/ di questa calda estate settembrina.
Macchie bluastre nel cielo striato/ presagio di bufera scampata. Sulla volta terrestre/ una platea inusuale/ scenario ideale per un nascondino astrale.
La Dea argentata buca le nuvole/si nasconde malandrina/ scompare con mosse feline/ricompare a destra decisa/falcate veloci, repentine /la ritrovo a sinistra, birichina. Rimembro i giorni lontani/spensierati e gioiosi/ di noi tutti bambini/nel gioco più gettonato: il nascondino. Spiando il territorio/ veloci a trovare/ l'angolo remoto/ più originale/ per non farci in fretta scovare.
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